L’arte non è un palliativo per riempire gli spazi vuoti di manifestazioni improvvisate

L’arte non è un palliativo per riempire gli spazi vuoti di manifestazioni improvvisate

Domenica 10 luglio si è conclusa la manifestazione “ART’OIU – Dall’olio su tela all’olio su tavola” nei pressi di Maglie. L’ennesima sagra per impegnare le afose serate estive con pizzica, pittule, artisti di strada e mostre d’arte in stanze diroccate e male illuminate del centro storico. L’arte come palliativo per riempire gli spazi vuoti di manifestazioni improvvisate, senza un senso e spesso senza quell’incanto e la magia che l’arte dovrebbe comunicare. E’ deprimente vedere intricati fili elettrici penzolanti sull’opera d’arte e fari buttati a terra con luce sparata al soffitto mentre le opere sono lasciate nel crepuscolo.
L’arte non merita questo. Perché gli artisti salentini sono costretti ad esporre in questo modo? In contesti avvilenti seppure in luoghi che potrebbero essere degli ottimi contenitori d’eventi solo se fossero, con un minimo di accortezza, adibiti a ciò. Gli artisti dovrebbero proteggere e tutelare i propri lavori, rispettarsi di più, esponendo in luoghi che li valorizzino e in iniziative più idonee. Anche l’artista più valido in un esposizione così mortificante, ne uscirà sconfitto. E io da spettatrice ritorno a casa con l’amara consapevolezza che c’è tanto ancora da fare per l’arte meridionale.

Cinzia De Rocco

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