Turchia, il rettore dell’Università del Salento: «Sdegno e preoccupazione. Quanto sta accadendo sfida la dignità della comunità accademica internazionale»

Turchia, il rettore dell’Università del Salento: «Sdegno e preoccupazione. Quanto sta accadendo sfida la dignità della comunità accademica internazionale»

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato dell’Università del Salento, condividendo la preoccupazione del rettore Vincenzo Zara per l’ulteriore spinta autoritarista impressa dal governo turco alla propria azione, a seguito del tentativo di colpo di stato dello scorso 15 luglio.

«L’Università del Salento esprime profondo sdegno e grande preoccupazione per gli allarmanti avvenimenti di queste ore in Turchia, in linea con quanto espresso anche dall’associazione internazionale delle Università europee EUA», dice il Rettore Vincenzo Zara, «I provvedimenti repressivi adottati dal governo turco in seguito al fallito colpo di Stato militare vanno nella direzione di sfidare la dignità della comunità accademica internazionale: è in atto un tentativo di colpire il sistema che maggiormente contribuisce alla formazione libera dei cittadini, attraverso la rimozione di molti rettori, cui si accompagnano licenziamenti di massa tra i docenti universitari e quelli delle scuole. La nostra comunità universitaria è in apprensione per la piega che stanno prendendo gli eventi, ed è impegnata a far emergere ovunque la fiducia nella democrazia e nel libero confronto scientifico. Da anni l’Università del Salento conduce attività di ricerca in Turchia, un grande Paese con importanti università e che finora ha collaborato secondo protocolli scientifici riconosciuti internazionalmente. Auspichiamo il ripristino in Turchia delle condizioni di completa libertà di pensiero e di espressione, di cui la formazione scolastica e universitaria, con la propria necessaria autonomia, è parte costitutiva».

Università del Salento

 

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Una risposta a "Turchia, il rettore dell’Università del Salento: «Sdegno e preoccupazione. Quanto sta accadendo sfida la dignità della comunità accademica internazionale»"

  1. Barone Francesco  22/07/2016 at 9:42 am

    I concetti di tolleranza, libertà di espressione e di modo di vivere, rispetto della dignità umana in generale ed in particolare di quella femminile, di pluralismo, ecc.. in certe “culture” e presso certe popolazioni hanno significati e contenuti assai diversi dai nostri; diversi al punto da contrastare nettamente con essi. Se poi a quelli che sono criteri e comportamenti largamente condivisi e diffusi in tutta la popolazione di quei luoghi, si sommano azioni e interventi di violenza, di coercizione e discriminazione, che tradiscono le più elementari regole di uno Stato di diritto, da parte dell’autorità costituita ; allora il quadro è quello di una fondamentale incompatibilità tra due modi di essere. Dico modi di essere e non Cultura (senza virgolette) poiché i termini posti a confronto sono eterogenei: la Cultura va intesa come somma di valori costruttivi sedimentati nel tempo; in questo caso uno dei termini non risponde a questa definizione.
    Tutto ciò premesso, mi rimane difficile capire come si possano stipulare accordi o condividere un’alleanza militare con soggetti che violano i principi fondamentali della convivenza civile, che mettono costantemente a rischio la pace internazionale, che negano crimini efferati contro l’umanità compiuti da loro predecessori, peraltro in un contesto e regime istituzionale del tutto diverso, che negano la giusta autonomia e riconoscimento alle minoranze etniche interne. Ci sono compromessi che si possono comprendere e giustificare in virtù di una real politik di Kissingeriana memoria, altri che invece sono inaccettabili, pena la perdita totale della nostra identità e dignità culturale; delle quali mi sento strenuo difensore.

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