McCurry e quel grido composto degli occhi di Sharba…

McCurry e quel grido  composto degli occhi di Sharba…

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi scriveva che “mentre la fotografia rappresenta la realtà o una porzione di essa, la capacità di un pittore sta nel rappresentare non il reale ma i sogni. Il pittore ha un sogno che nessuna fotografia può raccontare…”. Non è il caso di McCurry nella mostra “Icons” in corso fino al 2 Ottobre presso il castello di Otranto. In 100 scatti il fotografo racconta i suoi 40 anni di carriera. Appena entrati nella sala espositiva i ritratti ti catturano, ti scrutano ponendoti degli interrogativi a cui non sai rispondere. Icons: Immagini. Come icona è stata per lui Sharba Gula nella foto che lo ha reso celebre, i cui cerulei occhi lo hanno consacrato artista senza tempo. Le sue opere fotografiche raccolte tra India, Afganistan, Giappone, Kuwait, e molti altri paesi, ci conducono su un altro livello da quello reale, facendoci per un attimo superare le frontiere e i conflitti e donandoci attimi di pura poesia. Quei volti di donna immobili ma fortemente espressivi e comunicativi, mi hanno riportato alla mente le immagini ieratiche delle Madonne bizantine raffigurate nelle cripte paleocristiane. Le Madonne dei nostri giorni sono le profughe che abbandonano i loro paesi per venire in Italia, in loro ritroviamo la stessa fissità, quel grido composto, quel dolore muto degli occhi di Sharba. McCurry con le sue foto ha raccontato un sogno. E’ così che le mostre dovrebbero essere, senza inutili orpelli e fronzoli decorativi di cui l’arte non ha bisogno. La giusta illuminazione, la giusta disposizione delle opere, le didascalie ben evidenti, tutto è perfetto, niente è lasciato al caso. Finalmente una mostra dalla quale non vorrei andar via.

Cinzia De Rocco

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