I rifiuti della “stanza democratica”… un’avventura smaltirli!

I rifiuti della “stanza democratica”… un’avventura smaltirli!

Antonio MemmiIn qualunque casa c’è una stanza che, di sicuro, più volte in un giorno è visitata da ognuno di noi. Puoi essere un letterato, un politico, un religioso o un uomo comune ma, in quella stanza diventiamo tutti uguali. Leo Longanesi amava dire che “anche un ribelle si placa non appena conquista il bagno”. Ebbene, frequentando così assiduamente questo luogo che forse è il più democratico mai inventato, si capisce che ogni tanto va rinnovato. L’ho fatto anch’io. Dopo aver tergiversato, immaginando i costi dell’operazione, l’idraulico monta dei sanitari bianchi immacolati da farne quasi dispiacere il successivo utilizzo.  A questo punto, inaspettatamente, mi si pone una questione: come smaltire il vecchiume. Con la certezza che mai avrebbe rappresentato un problema, chiamo il numero verde della Igeco comunicando l’esigenza di smaltire materiali ingombranti. Quindici giorni per avere il servizio; vabbè… poteva andare peggio. Messi quindi pazientemente in garage i resti vetusti della democratica stanza sino alla data prestabilita, con non poche difficoltà, la sera precedente li tiro fuori. Quel che è accaduto però l’indomani mattina è stato del tutto imprevisto: puntualissimo passa il furgone della raccolta, gli addetti guardano il materiale e, senza neanche fermarsi proseguono per venti metri oltre, caricando un vecchio divano. Alla richiesta del perché di quel comportamento, gli addetti rispondono con un generico: “quelle cose non le prendiamo”. Il vero problema è che anche l’ufficio preposto, al telefono, conferma quanto detto dagli operatori aggiungendo un gentile quanto sconfortante “non so che dirle” alla mia domanda di come potessi fare a smaltirle. Non mi perdo d’animo e, ricordando di aver visto delle indicazioni stradali con su scritto “ecocentro” dalle parti della zona industriale, ci vado, cercando di capire se, almeno lì, avrei trovato una soluzione al problema. Dopo questa (inutile) passeggiata, ho quantomeno capito il perché lo hanno costruito accanto alla Sparkle (la famigerata pseudo-fabbrica di radiofarmaci): perché evidentemente in quella zona hanno deciso di realizzare un centro per la raccolta differenziata delle opere incompiute, realizzate, inaugurate e mai utilizzate. E così, dopo anni di articoli pieni di rimproveri feroci ed irridenti  nei confronti di tutti coloro che irresponsabilmente usano le campagne come discariche a cielo aperto, pur senza mai giustificarli, comincio a capirli… È ovvio che non sia quella la strada da seguire ed allora comincio a chiedere un po’ in giro, soprattutto fra gli addetti ai lavori, e da tutti, indistintamente, raccolgo strette di spalle e imprecazioni: c’è chi, dopo averli frantumati, li smaltisce gradualmente nei sacchetti dell’indifferenziata, chi invece lascia al cliente l’incombenza (che è un po’ uno spostamento del problema piuttosto che una soluzione) chi infine li utilizza come riempimento nella costruzione delle fondamenta di nuovi fabbricati.  Mi son ricordato allora di Enrico Giuranno, esponente locale del Movimento 5 stelle che, tempo fa, in maniera alquanto provocatoria, “smaltì” un bidè andandolo a piazzare nel bel mezzo del chiostro comunale. Per questo fu multato per oltre 600€ ma una colletta spontanea su facebook ne raccolse oltre mille, a sancire quanto la gente comune fosse dalla sua parte. E così, in questa avventura surreale, proprio lui mi dà una soluzione piuttosto bizzarra per risolvere il mio problema: “fatti un amico a Parabita”. Notando probabilmente la mia espressione di perplessità a tale proposta, mi spiega che a distanza di 5 o 6 Km da casa mia, i sanitari vengono tranquillamente ritirati sotto casa ed avviati al corretto smaltimento e quel che è più singolare è che a farlo è  la stessa ditta che gestisce i rifiuti di Casarano. Quasi incredulo mi rivolgo quindi a Pino Petruzzi, il disponibile e competente responsabile di settore del comune di Parabita il quale mi spiega alcune cose che si rivelano essere illuminanti. Innanzitutto la procedura corretta per smaltire i sanitari è quella di condurli presso una cava che è l’unica in grado di trattarli per un successivo utilizzo nell’edilizia. Ovviamente dovrebbero essere gli addetti ai lavori (idraulici, piastrellisti ecc.) ad occuparsene sollevando il cliente dall’incombenza (magari facendosi pagare il “fastidio”). Quel che si è fatto a Parabita è invece un qualcosa di banalmente logico e sensato: contemplare (previa prenotazione) un servizio che garantisca lo smaltimento di 50 Kg di “inerti” all’anno per ogni nucleo familiare. Per farlo è “bastato” pensarci prima e metterlo nel capitolato del bando di gara per l’appalto del servizio di nettezza urbana. Dicono che non ci sia nulla di più innaturale dell’ovvio ma se anche a Casarano i capitolati tecnici venissero quantomeno letti prima di essere approvati, forse sapremmo tutti che fare di ciò che resta delle nostre… stanze democratiche (e le campagne intorno ce ne sarebbero grate).

Antonio Memmi
Da “il Gallo” del 28 agosto 2016

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Una risposta a "I rifiuti della “stanza democratica”… un’avventura smaltirli!"

  1. Dario  03/09/2016 at 1:42 pm

    Grazie di aver postato un qualcosa di utile per tutti noi amici e non Facebook:
    – Il comune di Casarano dovrebbe quantomeno chiederti venia per l’accaduto;
    – il comune di Casarano, dopo una sonora lezione di civiltà alla IGECO, deve immediatamente procedere ad una sonora multa per tale comportamento, se non addirittura alla risoluzione del contratto per la raccolta dei rifiuti !
    Solo in questo modo si comincerebbe un’altra storia …..

    .. di pulizia vera !

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