L’olivo nella storia dell’arte… e del Salento

L’olivo nella storia dell’arte… e del Salento

Scriveva Vincenzo Ciardo:  “Senza l’olivo il paesaggio del Salento non sarebbe quello che è, ma solo una pietraia desolata, irta di pali telegrafici, perché è l’olivo che gli dà un volto particolare, inserendosi nelle dominanti tonalità del grigio dei sassi, del rosso del terreno, del bianco calcinato delle case.”  L’ulivo è la forma archetipa, da sempre fonte di ispirazione per gli artisti e fin dai tempi più antichi oggetto privilegiato nelle raffigurazioni e nell’iconografia. Le rappresentazioni sacre nei secoli hanno utilizzato l’olivo e i suoi frutti per il suo evidente simbolismo, simbolo di pace, fecondità e benedizione. Nell’arte greca, nel 500 a. C., troviamo raffigurata la raccolta delle olive nell’anfora di Vulci. Nel periodo precedente al cristianesimo, l’olivo è presente nell’episodio di Noè, quando la colomba ritorna sull’arca recando nel becco il ramoscello d’olivo. Nel 1300, nell’annunciazione di Simone Martini, l’angelo appare alla Madonna portandole in dono un ramoscello, mentre il Lorenzetti, nella sua annunciazione, adorna il capo dell’arcangelo con una coroncina di olivo. In “Orazione nell’orto” di Botticelli, Gesù porta i discepoli nel giardino del Getsemani, conosciuto anche come orto degli ulivi. Nella tradizione ebraica, gli olivi sono molto importanti perché rappresentano i candelabri d’oro. Un opera interessante è la “Madonna con l’olivo” del genovese Niccolò Barabino, dove la Madonna regge il figlio che stringe in mano un ramoscello d’olivo, mentre il trono è avvolto dai rami che proseguono oltre il limite visibile. Nel 1570, Paolo Veronese ne “L’unione felice” ritrae i due sposi che stringono in mano il ramoscello d’olivo simbolo di armonia. L’olivo fu motivo d’ispirazione anche per i pittori impressionisti. Renoir scrisse: “Guarda la luce attraverso gli ulivi: risplende come un diamante”, mentre di Van Gogh numerose sono le raffigurazioni col tema degli olivi, soprattutto durante la permanenza nell’ospedale psichiatrico in Provenza, doveva scriveva: “Sto lavorando alacremente per ritrarre questo olivo. E’ d’argento, un attimo dopo è più azzurro, tutto insieme è verde con sfumature bronzee sullo sfondo di giallo, rosa, blu, porpora, arancio e ocra.”  Signorini, nell’800, nell’opera “Tra gli ulivi a Settignano”, fa dell’olivo una presenza costante nel paesaggio mediterraneo. Il calabrese Guerrazzi ne “La raccolta delle olive” rappresenta il duro lavoro e la fatica dei raccoglitori curvi verso il terreno. Nel 1984, Beuys nella sua opera “Olivestone” inserì cinque vasche in pietra con all’interno del legno di olivo imbevuto d’olio, mettendo così in evidenza il rapporto primordiale tra i due elementi principali per la storia dell’uomo, messo in pericolo dall’uomo stesso. Per arrivare ai giorni nostri con Maurizio Cattelan che ha utilizzato un vero albero d’olivo con tutta la zolla, portandolo in un museo. Questo per mettere in evidenza il rapporto profondo e culturale tra l’emerso e il sotterraneo.   Il mio breve viaggio nella storia dell’arte mi porta a fare una considerazione su quell’enorme ricchezza che l’olivo rappresenta per noi salentini che assistiamo impotenti alla loro lenta e desolata agonia. Nel grido d’amore per la sua terra, Vittorio Bodini scrisse: “Qui non vorrei morire dove vivere mi tocca, mio paese, così sgradito da doverti amare…”.

Cinzia De Rocco

Alberi di ulivo in Bordigher di Claude Monet

Alberi di ulivo in Bordigher di Claude Monet

Orazione dell'orto di Botticelli

Orazione dell’orto di Botticelli

Madonna dell'olivo di Niccolò Barabino

Madonna dell’olivo di Niccolò Barabino

Raccolta di olive sull'anfora di Vulci

Raccolta di olive sull’anfora di Vulci

Ulivo di Maurizio Cattelan

Ulivo di Maurizio Cattelan

Ulivo di Antonio Toma

Ulivo saraceno di Antonio Toma

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