A proposito di criminalità… di Francesco Barone

A proposito di criminalità… di Francesco Barone

pagamenti-contantiHo aspettato forse un po’ troppo a meditare se trincerarmi in un silenzio carico di sofferenza interiore o espormi in una inutile ennesima disquisizione sui principi di legalità e di onestà, ostentando un falso coraggio sotteso da una “paura boia” di possibili ritorsioni; tenuto conto del fatto che i miei interventi sono sottoscritti da nome e cognome e non sono coperti da una qualche sigla di organizzazioni, partiti, comitati o movimenti.
Non desidero però perdere tempo in analisi psico-sociologiche di criminologia, né invocare le responsabilità di chi è addetto alla cura dell’ordine pubblico e della giustizia, anche perché non sono in molti ad avere la caratura di un Generale Dalla Chiesa né quella di un Falcone, di un Borsellino, senza citarne altri; né tantomeno desidero focalizzare l’attenzione sui responsabili dell’amministrazione locale, attenzione che considero strumentale e “pelosa” visto che il problema criminalità travalica certamente l’ambito cittadino e non è nelle possibilità di un’amministrazione comunale fronteggiare fatti di sangue di tale portata. In quanto poi a chi è responsabile della formazione delle leggi, qualcosa avrei da dire.
Lasciando da parte quindi questioni di sicurezza, ordine pubblico e giustizia, che sono certamente di urgenza immediata, ma sulle quali non mi sento di fare il replicante, a me preme far notare ai cortesi lettori che obiettivo primario della criminalità non è quello di ammazzare, ferire o distruggere, bensì solo quello di far soldi tanti e presto senza remore, ostacoli, né regole e soprattutto senza lasciar traccia dei loro “affari”.
Per far questo è necessario (nel 99% dei casi) che ci siano in circolazione grandi somme di denaro contante: com’è noto infatti, se uno scambio (libero o forzato) avviene in contanti, non lascia traccia di sé, ma soprattutto non lascia traccia di chi lo mette in atto.
Ve lo immaginereste voi un traffico di droga e di armi sia all’ingrosso che al dettaglio, un prestito a usura, un’estorsione, un atto di corruzione, contrabbando ecc.. fatti con assegni, carte bancomat o bonifici bancari?
E’ evidente dunque che una progressiva limitazione all’uso del contante toglierebbe “l’ossigeno” vitale per ogni sorta di malaffare.
In quanto poi agli affari leciti è bene sapere (secondo studi della stessa Banca D’Italia) che nelle nazioni più evolute, sia sotto il profilo economico, sia sotto il profilo dell’istruzione/informazione, sia sotto quello della legalità (con particolare riguardo al fenomeno corruttivo), l’uso del contante risulta ormai essere una vera rarità confinata alle categorie più marginali della popolazione. Se qualcuno poi volesse avanzare dubbi o difficoltà sulla possibilità reale di eliminare progressivamente l’uso del contante è importante chiedergli se è solo un problema di informazione o se invece è un pretesto per riservarsi “libertà di manovra”.
Di fronte a tutto ciò cosa fa il Parlamento Italiano? Decide di rialzare il limite di utilizzo del contante! Cosa fa il Parlamento Europeo? Decide che la limitazione per legge all’uso del contante è ammissibile solo per combattere l’evasione fiscale!
Fino a quando non si capirà il senso dell’equazione:
maggiore denaro contante in circolazione = maggiore criminalità
non vi sarà modo di combattere l’economia illegale, con essa ogni tipo di criminalità organizzata e tutte le conseguenze che ne derivano.
Da ultimo è importante sapere che le lobbies internazionali del crimine per fronteggiare il “pericolo” di un progressivo utilizzo di strumenti di pagamento bancari (carte di credito, carte prepagate, carte di debito, assegni, bonifici) hanno ormai da tempo avviato un canale parallelo via internet che fa uso dei c.d. bitcoin (una sorta di moneta virtuale) per un mercato nascosto, già nel mirino dei carabinieri, dal quale è bene tenersi lontani.

In dubbiosa attesa,
Francesco Barone

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