“L’enigma delle fiabe”, il saggio di Alberto Nutricati, sarà presentato il 28 dicembre a Calimera

“L’enigma delle fiabe”, il saggio di Alberto Nutricati, sarà presentato il 28 dicembre a Calimera

Salvatore Tommasi presenta stasera, mercoledì 28 dicembre, alle 18, nella Bibliomediateca Comunale di Calimera, in via Salvo D’Acquisto, il volume di Alberto Nutricati “L’ENIGMA DELLE FIABE, OLTRE I SIMBOLI E LE PAROLE – dalla Grecia alla Grecìa”, realizzato da Ghetonìa con il contributo della Regione Puglia ai sensi della LR 5/12 sulle Minoranze Linguistiche.
Lo scavo effettuato dagli archeologi ha molto in comune con lo scavo portato avanti dai linguisti; in entrambi i casi si tratta di ri-trovare. Non a caso Gerhard Rohlfs, il grande glottologo tedesco, diede il titolo di Scavi linguistici nella Magna Grecia ad una sua opera diventata pietra miliare nella ricerca linguistica. E “scavare” è quello che ha cercato di fare Ghetonìa fin dalla sua nascita nel 1985: scavare nel terreno (area di San Biagio, insediamento rupestre a Torre dell’Orso, Madonna delle Serre, Centro storico di Calimera), scavare nelle tradizioni e nei riti (ciclo dell’anno, ciclo dell’uomo), scavare nella lingua; non per impeti di nostalgia, ma per “ricaricare le batterie” di energia con cui affrontare il futuro. Eravamo agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso ed erano stati ritrovati da Paola Parlangeli, figlia di Oronzo Parlangeli, parecchi quaderni manoscritti del Palumbo, ritenuti scomparsi per circa venti anni. Un vasto terreno di scavo venne offerto al neonato Circolo Culturale ed a Rocco Aprile, anima culturale del sodalizio, dagli eredi di Vito Domenico Palumbo, ed in particolare da Franco Palumbo.
Quasi per incanto apparve una miniera di testi, di appunti, compressi in pagine sempre troppo piccole per contenerli, vergati con un carattere minuto ed apparentemente indecifrabili. Ci vollero tutta la preparazione e la pazienza di Salvatore Tommasi, a cui furono affidati i quaderni, per incominciare a sciogliere i mille fili che legavano parole raccolte dal Palumbo sulla bocca di uomini e soprattutto donne della Grecìa Salentina e fermate sulla carta dal grande studioso.
Fiabe e racconti prendevano corpo, ma non è avvenuto solo questo. Grazie al meticoloso lavoro di Tommasi, la catalogazione dei brani con gli indici di Aarne-Thompson e la ricerca delle analogie con la letteratura popolare greca, russa, tedesca, slava e, per restare in Italia, con la letteratura popolare siciliana già indagata da Pitré, rendevano ciascun brano tassello di una unica letteratura mondiale.
Il lavoro di Tommasi affrontava due aspetti, perché sono due gli elementi che caratterizzano una lingua e una cultura. Da una parte, ovviamente, è essenziale l’opera di tutti coloro che, parlando una lingua, mantenendo le tradizioni, le rendono vive e conservano per esse una ragione di vita. Dall’altra, è importante l’impegno di ricercatori, di studiosi, che cercano di analizzare, capire per aiutare una comunità a prendere coscienza, ad acquisire dignità e, quindi, a rafforzare il senso di una identità, l’orgoglio di una appartenenza.
Entrambi gli aspetti sono determinanti, ancor più se le due figure si fondono nelle stesse persone. Tommasi ha aperto la porta della analisi scientifica sul mondo di fiabe e racconti greco-salentini.
Oggi quella porta viene spalancata da Alberto Nutricati, che testardamente ha cercato per anni nella letteratura popolare greca brani riconducibili ad una matrice comune con quella greco-salentina e li ha analizzati mettendoli a confronto. Come termine di paragone sono stati individuati un brano della raccolta del Palumbo (Re Portogallo) ed il corrispondente racconto della letteratura popolare cretese (Teodora). Iniziava un lungo lavoro di approfondimento e di analisi condotto da Alberto Nutricati e concretizzato nelle pagine del volume che si presenta stasera.
Il progetto di Ghetonìa, che si collega ai lavori precedenti, completa la presente esaustiva pubblicazione con la riproposizione degli aspetti che caratterizzano ciò che chiamiamo “letteratura popolare”. Ogni brano, ogni canto poetico ha avuto un autore. Passando poi di bocca in bocca, nel tempo acquisiva elementi, chiavi di lettura, sensibilità che erano patrimonio di chi, appreso un testo, lo trasmetteva poi mettendoci del suo. L’insieme di tali interventi costituiva poi l’anima popolare del racconto. Per recuperare questo aspetto, da Ghetonìa sono stati affidati i due brani originari della Grecìa Salentina e di Creta ad una compagnia di teatro dei burattini, ArteconDita, che con essi ha costruito il copione di uno spettacolo di burattini che sarà portato nelle scuole dell’area ellenofona ed anche fuori da essa. Al termine di ciascuna rappresentazione saranno raccolte, in schede, chiavi di lettura, impressioni, desideri, fantasia, di ragazzi e bambini. Tutto il materiale sarà poi utilizzato a fine percorso per riscrivere la fiaba con la sensibilità dei bambini e dei ragazzi di oggi, nel solco del lungo percorso della letteratura popolare.

Silvano Palamà
Presidente circolo culturale Ghetonìa

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