“L’enigma delle fiabe” di Alberto Nutricati. La recensione di Maria Rosaria De Lumè: “Le fiabe servono per crescere, per diventare uomini in modo consapevole”

“L’enigma delle fiabe” di Alberto Nutricati. La recensione di Maria Rosaria De Lumè: “Le fiabe servono per crescere, per diventare uomini in modo consapevole”

Alberto Nutricati

Che cosa c’è dietro il racconto di una fiaba? Che cosa nascondono i simboli, le vicende, le parole dei protagonisti? E di quale enigma ci parla Alberto Nutricati nel saggio che si intitola appunto “L’enigma delle fiabe. Oltre i simboli e le parole”? Queste le domande che sono in superficie e che trovano una risposta nella trattazione dopo un’attenta lettura. La domanda sottesa, a cui poi il lettore è chiamato a rispondere, è invece un’altra: a che servono le fiabe? O meglio: oggi è ancora tempo di fiabe? Scontato il fatto che la risposta a questa seconda domanda dipende dal modo in cui il lettore ha risposto alla prima.
La fiabe sono state oggetto di vari studi e di interpretazioni: la tradizione orale che le connota ha sviluppato percorsi che si riflettono soprattutto nello studio linguistico; c’è chi ne ha studiato la morfologia (Propp) partendo dall’assunto che tutte le fiabe presentano, indipendentemente dal luogo di origine, dal tempo e dalla cultura che le hanno generate, degli elementi comuni, per cui i personaggi ricoprono medesime funzioni in relazione allo svolgimento della storia. Sul versante psicanalitico fondamentale la teoria di Jung: punto di partenza è l’incoscio collettivo che non è “di natura individuale, ma universale e cioè, al contrario della psiche personale, ha contenuti e comportamenti che sono gli stessi dappertutto e in tutti gli individui”. Se l’inconscio personale si manifesta e si rappresenta nel sogno (Freud), l’inconscio collettivo produce nelle fiabe le immagini degli archetipi. Come dice Marie Louise von Franz, una delle più convinte seguaci di Jung, le fiabe sono “il sogno di un popolo”.
Nutricati è su questa lunghezza d’onda e attraverso l’analisi di due fiabe, una dell’isola di Creta (Teodora) e l’altra della Grecìa salentina (Re Portogallo), proveniente dalla raccolta di Vito Domenico Palumbo, vuole contribuire a sciogliere l’enigma della diffusione universale delle fiabe e quindi tentare di trovare l’archetipo originario. Le due fiabe provengono da due contesti geograficamente e culturalmente diversi, eppure hanno alcuni elementi in comune anche se in conclusione sembra che quella della Grecìa sia una “semplificazione” dell’altra non solo a livello linguistico ma anche a livello simbolico. L’isolamento della Grecìa dal mondo ellenico, infatti, si è tradotto in un processo di impoverimento di cui la fiaba è testimone.
Nutricati è un filosofo, conosce bene il mondo classico, si muove bene tra psicologia, psicanalisi, linguistica, semiologia e teologia che gli danno la possibilità di affrontare l’argomento con grande competenza e destrezza, con uno stile semplice che rende comprensibili contenuti “importanti”. Alla fine della lettura del saggio si arriva alla conclusione non sempre scontata: le fiabe servono per crescere, per diventare uomini in modo consapevole. Gianni Rodari ci credeva, e tanto: “Credo che le fiabe – diceva – quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo”. Non esiste, però, un modo giusto o sbagliato per interpretarle perché una medesima fiaba “racconta” una storia diversa in relazione al contesto e all’età di chi l’ascolta o la legge. Bisogna toglierle la “maschera”, interpretare i simboli, individuare il nostro percorso. Il saggio di Nutricati aiuta a fare questo.
Il testo, edito da Ghetonia, l’associazione di Calimera che da decenni custodisce tradizioni e cultura della Grecìa salentina, è arricchito da contributi di Silvano Palamà, Diego Fusaro, Antonio Godino, Fernando Fiorentino, e da due appendici (osservazioni linguistiche e testo delle due fiabe).

Maria Rosaria De Lumè

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