Siete garantisti o giustizialisti?

Siete garantisti o giustizialisti?
Antonio Memmi

Antonio Memmi – Corrispondente de “Il Gallo”

Fra i tanti programmi dozzinali che si vedono in TV, ce n’è qualcuno che merita di essere seguito ed uno di questi pochi è indubbiamente quello condotto da Massimo Gramellini il sabato sera su Rai3. Si basa sulle parole chiave che hanno caratterizzato la settimana appena trascorsa. Per riassumere le parole chiave che invece hanno caratterizzato, in queste ultime settimane, la vita di Casarano, l’intera trasmissione forse non basterebbe, tanti e tali sono stati gli eventi che hanno animato il dibattito cittadino. Tralasciando ad altri commentatori e soprattutto a più miti consigli la vicenda del prete esorcista che avrebbe voluto “guarire” un ragazzo (forse non così ingenuo come lo si vuol presentare) dal suo essere gay, indubbiamente le parole chiave rimangono: giornalista, consigliere, intercettazioni, minacce, dimissioni ma soprattutto garantismo e giustizialismo (che poi, da sole, riuscirebbero a riassumere il tutto). Se andassimo a prendere le definizioni tanto dell’una quanto dell’altra, ci perderemmo in inutili tecnicismi ma, cercando di riassumere, potremmo semplificare dicendo che è giustizialista chi vuole una giustizia rapida e severa (magari anche con processi sommari) mentre è garantista chi invece garantisce appunto i diritti di tutti i cittadini, anche se imputati, sino al pronunciamento della sentenza in ultimo grado. A parole guai a non essere quindi tutti garantisti. A parole. È noto a tutti quel che è successo nei giorni passati: la brava giornalista Marilú Mastrogiovanni, nell’ambito di un’inchiesta condotta attraverso il suo giornale, ha reso noto il nome del consigliere comunale che già si sapeva comparire nelle intercettazioni telefoniche che (5 anni fa o giù di lì) interessavano Augustino Potenza, il boss che, nell’ambito delle sue attività, stava probabilmente cercando di entrare anche nel business della gestione dei rifiuti. L’articolo evidenzia come ci fosse “contiguità” (per usare un termine utilizzato dalla stessa Procura che ha indagato), fra il boss e Loris Stefáno, il consigliere citato. Quello che è accaduto “dopo” la rivelazione del nome è indubbiamente da stigmatizzare: il Consigliere ha attaccato pubblicamente su un social la giornalista, offendendone la dignità e minacciandone addirittura la sua incolumità. Ovvio quindi esprimere sdegno per quanto accaduto e piena solidarietà alla collega e bene ha fatto Loris Stefáno a dimettersi spontaneamente un attimo prima che il Sindaco lo obbligasse a farlo. Detto questo però, torniamo alla differenza fra garantisti (a parole tutti) e giustizialisti (in pratica sempre tutti ma a seconda delle convenienze). Dice sicuramente il vero Marilú quando parla delle telefonate intercettate ma da qui a fare l’equivalenza con il fatto che l’intera Amministrazione sia collusa con la mafia, è un esercizio abbastanza azzardato. La giustizia ha regole chiare che valgono sempre e soprattutto per TUTTI. Quando ci sono delle intercettazioni, queste vengono ascoltate dagli inquirenti che poi le passano ai magistrati. Mentre poi i magistrati ascoltano queste intercettazioni (o per meglio dire ne leggono le trascrizioni) fra appuntamenti per prendere un caffè, l’idraulico che non viene a riparare un rubinetto ed i centinaia di argomenti che si possono trattare al telefono, cercano di individuare e capire se si possa intravedere un qualsiasi “reato” per cui ne valga la pena approfondire con delle indagini. Già in quel momento parte un avviso di garanzia per il sospettato, partono le indagini, si raccolgono le prove e poi altri giudici decidono se è il caso di rinviare a giudizio l’inquisito che a quel punto diventa imputato che comunque (ricordiamolo) rimane innocente almeno sino alla pronuncia della sentenza. Questo riepilogo terra terra di procedura penale è servito solo per ricordare che, in questo caso descritto con toni così “gravi” e scandalizzati, non si è nemmeno superato il primo passo: in tanti anni di indagini non è stato nemmeno emesso un avviso di garanzia. Questo si traduce più o meno così: ci sono stati contatti fra Loris Stefáno e Augustino Potenza (che è diverso dal dire “collusioni fra Amministrazione Comunale e mafia”) ma, tra esse, non si intravede alcun reato. Sostenere che ciò sia un qualcosa di gravissimo è un qualcosa di legittimo ma è un comportamento giustizialista. Detto questo, decida, ognuno di noi (giornalisti compresi) da che parte stare, se essere cioè giustizialisti oppure garantisti; l’importante è però esserlo sempre e non a giorni dispari, anche quando si parla ad esempio di radiofarmaci (dove ricordiamo si è già arrivati ad alcuni rinvii a giudizio), ma in questo caso i garantisti (quelli veri) non si scandalizzano e non diminuiscono la stima nei confronti degli imputati sino alla sentenza. Intelligenti pauca.

Antonio Memmi
Da “Il Gallo” del 25 marzo 2017

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