Buona Settimana Santa e Buona Pasqua. Il bellissimo augurio di Paolo Argnani

Buona Settimana Santa e Buona Pasqua. Il bellissimo augurio di Paolo Argnani

Alberi in fiore di Paolo Argnani“Che serve provare invidia per chi è nato con la camicia, o per chi ha i denti senza avere il pane? Che vale mostrare sicurezza mentre il cuore ti fa “giacomo-giacomo” ad ogni zefiro di novità? Cosa conta additare i politici corrotti, i giornalisti sciacalli, o i cittadini omertosi, sventagliando sotto il loro naso un dito indice ancora sporco di marmellata? Perché la verità non mi fa mai essere d’accordo con gli altri e la giustizia mi fa sempre più paura?”
Queste e tante altre domande portavo nel mio cuore quel giorno, mentre ascoltavo discorsi di gente incavolata con tutto e con tutti, in cammino verso la collina, come sempre, come facevamo da anni, calciando sassi e brontolando, pieni di noi stessi e di sfiducia.
Attori improvvisati in una scena girata tante volte, ma sempre insoddisfatti… che serve riprovare, a che vale spendere altre energie, dare fiducia a delle rape che non possono donare il sangue?
Gente allegra attorno a me, eppure triste, con qualcosa… anzi tanto, di non espresso: giudizi, opinioni, invidie, desideri, domande, incoerenze, pentimenti, nostalgie… tutto a tener occupato i nostri cervelli mentre camminavamo su quel sentiero sassoso.
E lì, dopo la curva, ti sei fermato davanti a me, hai appoggiato la tua mano sulla mia spalla affinché alzassi lo sguardo. Mi hai guardato in faccia, negli occhi… ed ancora di più, hai guardato dentro i miei pensieri… ed ancora di più!
Non ti ho detto nulla, ma non so perché, ti ho sorriso. Tu invece, come ci conoscessimo da sempre mi hai detto: “stasera mi fermo a mangiare qualcosa a casa tua!” E dopo un meravigliato annuire del mio capo, sul quale avevi spostato il tuo palmo, hai aggiunto: “il vino lo porto io” e sei ripartito con passo veloce, come se avessi avuto un appuntamento con qualcuno o qualcosa.
Da quella volta, quante altre magnifiche serate a mangiare piadine con lo squacquerone, lasagne, cotolette… frutta di stagione e pomodori del mio orto!
Poi un giorno, era un venerdì… ti hanno spinto a suon di sputi e di frustate lungo quel sentiero pieno di sassi, verso la nostra collina, e proprio lì, dopo la curva ti ho visto cadere a terra. Ti ho aiutato a rialzarti e abbiamo percorso un pezzo di strada assieme, prendendomi anche gli spruzzi di quegli sputi rabbiosi. Poi, alla prima occasione sono fuggito come un codardo, abbandonandoti al tuo destino… che era pure il mio… ma non lo sapevo ancora.
Tuoni, fulmini, terremoti, tutto è successo quel pomeriggio ed io a nascondere la testa sotto il cuscino, cercando invano di non sentire il fastidiosissimo canto di un gallo.
Che nostalgia per quello sguardo, quella mano sulla spalla! Troppo belle quelle cene a suon di piadina… impossibile non desiderarle ancora!
Dopo un po’ di tempo sei tornato, ma subito io non ti ho riconosciuto, poi hai tirato fuori la bottiglia del vino e mia moglie il piatto dello squacquerone… mi son messo a piangere quando ho rincontrato il tuo sguardo.
Mi hai detto: “ora devo andare, ma se vorrai, potrai continuare a passare belle serate come queste con altri nostri amici, anche se… la bottiglia del vino dovrai mettercela tu”.
Buona settimana santa e buona Pasqua caro Alberto! A te, alla tua famiglia e ai tuoi amici, in attesa di incontrarci un giorno a mangiare un po’ di piadina con lo squacquerone… e magari pure un piatto di orecchiette.

Paolo Argnani

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