Lettera aperta di Giorgio Assennato, già direttore di Arpa Puglia, a Serravezza

Lettera aperta di Giorgio Assennato, già direttore di Arpa Puglia, a Serravezza

Conosco Giuseppe da anni e ne ammiro le qualità professionali e umane, la intensità e il coraggio civile. Mi ha sempre onorato della sua amicizia invitandomi ogni anno al suo importante evento scientifico su ambiente e salute; lo scorso anno mi ha voluto gratificare con un premio che ho molto apprezzato in un momento di sconforto e di isolamento morale. Nella sua drammatica lettera con cui ha iniziato lo sciopero della fame contro Tap Giuseppe ricorda una mia dichiarazione rilasciata qualche anno fa in cui affermavo che data l’ evidenza epidemiologica, persistente negli scorsi decenni, di eccessi di tumori polmonari nei maschi nella provincia di Lecce e la conseguente alta percezione del rischio della popolazione, per il principio di precauzione occorreva (e occorre) evitare nuove significative emissioni di inquinanti atmosferici nel territorio. Giuseppe cita sempre l’esempio virtuoso di sinergia tra l’associazionismo locale (da lui autorevolmente rappresentato) e una istituzione pubblica (Arpa Puglia, da me allora diretta) quando qualche anno fa riuscimmo ad evitare l’ insediamento di centrali a biomasse (pur sostenute da lobby influenti) che avrebbero comportato un impatto ambientale e sanitario negativo. Premetto tutto questo per pregare Giuseppe di voler cessare la sua nobile ma sbagliata (nel metodo scelto) battaglia contro la Tap. Comuni maestri (e tra questi cito il prof. Silvio Garattini che rividi con piacere proprio a Lecce, ospite del convegno organizzato da Giuseppe) ci hanno insegnato la sanità pubblica partecipata e basata sull’evidenza scientifica. Ora, mentre ribadisco l’ esigenza duplice di inibire qualsiasi altro impianto significativo con processi combustivi e di ridurre comunque, adottando le più performanti BAT, le emissioni autorizzate, mi chiedo se un comportamento così estremo, che comunque rappresenta un atto ” violento” nei confronti del corpo umano corrisponda alle criticità ambientali dell’ impianto TAP. E allora, caro Giuseppe, cosa avremmo dovuto fare quando dovemmo affrontare con successo gli scenari che avrebbero certamente costituito un eccesso di rischio per la popolazione salentina? No, Giuseppe. Valuta l’ evidenza e considera se davvero si configuri anche semplicemente il pericolo di una ulteriore noxa cancerogena. Come sai, quando tempo fa mi fu chiesto un parere, io risposi, a titolo.personale, che avrei preferito un sito ” industriale” per il gasdotto e che mi avrebbe ancor più fatto piacere come medico di sanità pubblica e non come direttore di Arpa Puglia ( non ne avrei avuto titolo)- la riconversione a gas metano della centrale di Cerano. Non è andata cosi perché la politica ha scelto diversamente. Tu fai bene a continuare la tua battaglia contro un impianto rifiutato dalla comunità ma non confondere l opinione pubblica come se fosse stato autorizzato un impianto con rischio inalatorio cancerogeno. È altro. Non lo vuoi e ti capisco. Ma ti prego di continuare la tua missione come cittadino (l’ oncologia non c’ entra) con armi “convenzionali”, le armi della dialettica democratica. Giuseppe, per favore…

Giorgio Assennato
Già Direttore di Arpa Puglia

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