Ma Casarano deve necessariamente essere brutta, sporca e mafiosa?

Ma Casarano deve necessariamente essere brutta, sporca e mafiosa?
Antonio Memmi

Antonio Memmi – Corrispondente de “Il Gallo”

Perché? È questa la prima parola, il primo concetto che viene in mente dopo aver visto il servizio di Telerama che parla, che descrive Casarano. Qualcuno lo ha visto in TV, la sua sede naturale, la maggior parte Invece lo ha visto in rete, rimbalzato da un whatsapp o dal semplice passaparola… “Hai visto? Ma ti rendi Conto? Ma chi è quella giornalista?” Ma soprattutto… dopo la prima fase di indignazione… “perché?”. Il servizio porta la firma di una giornalista di Andrano, brava, Tiziana Colluto che, in pochi minuti, descrive Casarano, e lo fa attraverso il suo personalissimo punto di vista. Da giornalista è ovvio ed è scontato rispettare l’opinione di una collega ma anch’io, a questa brava collega, chiedo: perché? Si sa che il giornalista guarda la verità dal proprio punto di vista e, volente o nolente, questo punto di vista si rispecchia in ciò che scrive; potrei ad esempio far passare per una poco di buono Biancaneve perché ad esempio dorme con sette uomini o parlare di quel pirata della strada che guida a 300km all’ora di notte e che tutti chiamano Batman e allora chiedo a te: Perché dare un taglio al tuo servizio così volutamente fosco?
Esterno giorno: un cane pulcioso che passeggia triste, scritte sui muri, un angolo nascosto di un edificio trascurato, il dettaglio di una bandiera d’Europa sfilacciata dal vento, un piazzetta semi deserta, e poi ancora cagnoni randagi, quattro tavole di un pallet gettate in terra, scelta di immagini capaci di descrivere, senza nemmeno il bisogno di usare parole, una realtà di degrado come quelle che si vedono quando si parla dei paesi di frontiera da cui anche i cani vorrebbero scappare. E poi la scelta degli intervistati tra la gente comune… Ti chiedo ancora: perché?
Hai chiesto al pescivendolo se a Casarano girassero soldi come se questa stessa domanda, rivolta a qualunque commerciante, in qualsiasi punto dell’Italia, fosse destinata ad avere una risposta diversa da quella ricevuta. E poi, lungo tutto il servizio, i continui, ripetuti ed enfatizzati richiami alla mafia. Ma perché, chiedo a te e a qualche tua collega che ha questo stesso tuo zelo, perché Casarano deve necessariamente essere mafiosa? Bastano un paio di attentati (che sarebbero potuti accadere ovunque) per mettere un timbro su un città che invece si sente da sempre estranea alla mafia? Eppure la risposta ti è stata data dagli stessi intervistati che hai interpellato in rappresentanza di “Libera”: a Casarano c’è malavita organizzata (che è diversa dalla mafia) e la stragrande maggioranza dei casaranesi sono persone per bene. Praticamente un quadro generale simile né più né meno a molti comuni del Salento o del sud Italia in genere. Dov’è quindi la “notizia” che ti ha fatto parlare di Casarano? Un merito però ti viene unanimemente riconosciuto: hai risvegliato l’amor proprio dei casaranesi ed una prova l’hai avuta venendo a realizzare un secondo servizio (riparatore?) in cui si dava la parola anche ad una piccola parte della Casarano produttiva (se vuoi intervistare i casaranesi, non cercarli solo vicino ai bar). Eh sì, perché Casarano è soprattutto fatto di gente che ci prova, investe, produce e che soprattutto non è mafiosa. Ha mille problemi ma ci si prova a risolverli. Vedi, i maligni insinuano che tu sia stata invitata a realizzare questo servizio a tinte fosche perché questo, in piena campagna elettorale, farebbe comodo ad una parte politica avversaria dell’amministrazione uscente. Io non ci credo, sei una professionista brava e seria che mai si piegherebbe a questi mezzucci e allora ti chiedo… Perché?

Antonio Memmi
Da “Il Gallo” del 07 maggio 2017

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