Non c’è nessuna vergogna a mostrare le lacrime…

Non c’è nessuna vergogna a mostrare le lacrime…

“Se non fossi tuo, mio Cristo, mi sentirei creatura finita”, così pregava San Gregorio Nazianzeno… e così prego anch’io, che non sono di Nazanzio e neppure santo… e ne aggiungo pure del mio, rivolgendomi al Crocefisso con la stessa confidenza che aveva don Camillo con il suo. Cosa vuoi da me? Cosa vuoi che faccia? E mentre lo chiedo mi viene in mente quel giovane che, fatta la stessa domanda al Cristo di carne, rimase scontento della risposta e se ne andò via triste… bisogna stare attenti a fare certe domande! Se il Cristo di Guareschi a volte taceva, il mio da un po’ di tempo a questa parte risponde attraverso la realtà che sussurra e mi domanda: “Mi ami?”. Sì, son sussurri, in confronto alle grida della realtà grande, quella che circonda il mio ombelico, fatta di terrorismo, di terremoti, di sbarchi, di siccità, di guerre più o meno dimenticate… ma la realtà che ti passa addosso non è mai piccola… e quel “Mi ami?” a volte rimbomba forte nei miei ventricoli poveri di sangue. Mi sovviene la risposta di Pietro, ancora col magone dopo il suo triplice rinnegamento accompagnato dal gallo canterino, allora mi ripeto che bisogna essere proprio certi prima di dare certe risposte!
Sì, se non fossi tuo… provo una gratitudine immensa per il dono della fede, difronte a sceneggiature così diverse dalla trama che avevo immaginato, mi sorprendo pieno di gratitudine nei confronti del regista, del produttore, o Chiunque lassù si diverta a cambiarmi sì le carte in tavola, ma alla fine facendomi capire che mi vuole un bene dell’anima!
Mi ha fatto sentire per un attimo soltanto l’ebbrezza di essere nonno per la prima volta, poi ha fatto sperimentare a me e a mia moglie una consapevolezza ancora più grande dell’essere genitori. Ci ha fatto godere dell’essere figli a nostra volta, figli addirittura dei nostri stessi figli… Che tenerezza vedere la nostra scricciola “lasciarsi fare” da Chi le aveva chiesto di dare solo un passaggio a quell’angioletto che ora è in cielo e intercede per lei. Nessuna vergogna a mostrare la debolezza della carne, le lacrime, le preoccupazioni… tutto raccolto e trasformato in offerta, in preghiere.
Grazie Anita! E grazie pure al tuo Garibaldi, che ti accompagna con un amore che non sa di smancerie, con un voler bene che sa di sacro. Grazie pure ai mille, che circondano i nostri eroi e offrono spalle su cui appoggiare la testa e braccia per abbracciare.
Se non fossimo tuoi, Cristo nostro…

Paolo Argnani

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