La paura…

La paura…

Caro Alberto,
Scusa il disturbo, ma sento il desiderio di scriverti, anche se non so bene il perché… chissà, forse la paura di perdere la tua amicizia, o qualche altro timore più o meno infondato? Già… la paura.
Cattiva consigliera, ma anche saggia protettrice, tenuta più o meno nascosta e nostra compagna di vita dai tempi di Adamo ed Eva, la paura non ce la diamo da soli, ma ce la ritroviamo addosso dal primo fino all’ultimo giorno su questa terra… almeno credo.
Anche i più coraggiosi ci han dovuto fare i conti e l’hanno dovuta combattere, ma di uomini senza paura penso non ne siano mai esistiti. Persino i Vangeli parlano di Cristo, nell’orto degli ulivi, che suda sangue e supplica il Padre di risparmiargli la prova che lo attende.
Paura del buio, paura di cadere, paura di annegare, paura degli insetti e del lupo mannaro.
Paura delle interrogazioni, degli esami, dei test di ammissione e dei colloqui di lavoro, paura di non essere all’altezza, paura di deludere.
Timidezza, paura di parlare, paura di mostrare il proprio amore, paura che ti dica ancora di no.
Paura di assumersi delle responsabilità, di fidarsi, paura dei temporali, paura dei ladri, della violenza e della guerra.
Paura del dolore, della sofferenza, della malattia, paura di perdere chi ti vuol bene, paura della solitudine e delle sconfitte.
Paura di dar di matto, di non essere più te stesso, paura di trovarsi con la morte davanti agli occhi, o peggio ancora di trovarsela dentro al cuore!
Sono anni che viviamo assieme, io e la paura! Non mi sono ancora abituato ad averla tra i piedi, tantomeno adagiata sul mio cuscino!
Ho smesso però di intestardirmi nel dar torto a don Abbondio e cercare di sconfiggere la paura costruendomi un coraggio “fai da te” che crolla inesorabilmente alla prima folata di vento.
Che la paura mi accompagni nella vita non mi fa più tanta… paura, basta che non sia lei a decidere per me! Sí, ma come?
La paura può essere risorsa, può essere la premessa di un abbraccio: “mamma ho paura, mi stringi forte, forte?” Può essere la provocazione che ci chiede di affidarci fino in fondo: “non la mia, ma la Tua volontà”. Può essere la sponda che mantiene il coraggio nel suo alveo, impedendogli di tracimare e diventare incoscienza.
La paura non vive al mio posto quando sono consapevole che non avrà mai l’ultima parola, che c’è Altro che vince, e non è una questione di fede astratta, ma di fidarsi… anzi affidarsi, di lasciarsi abbracciare, come il bimbo con la madre, come l’Innominato col Cardinale, come l’uomo solo con un amico inaspettato.
Un affidarsi che dà pace, che dà coraggio, che scalda, che dà speranza… scusa Alberto, ho paura di aver esagerato un’altra volta… perdonami… e abbracciami!

Paolo Argnani

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