I Cobas al fianco dei manifestanti a sostegno dell’ospedale “Ferrari”

I Cobas al fianco dei manifestanti a sostegno dell’ospedale “Ferrari”

I Cobas Pubblico Impiego Sanità, della provincia di Lecce, appoggiano in modo incondizionato la lotta del Comitato cittadino di Casarano che si sta opponendo alla chiusura di Pediatria e di quel Presidio Ospedaliero.

Siamo vicini ed affianco al Sindaco Stefano che ha avuto il coraggio, così com’è nei suoi poteri, di opporsi ad una Regione Puglia ed una Direzione Generale che impongono chiusure e tagli regionieristici, sulla testa dei cittadini e dei lavoratori.

È meglio rammentare, se qualcuno se ne fosse dimenticato:

L’art 32 della Costituzione italiana, garantisce il diritto alla tutela della salute fisica e psichica e sottolinea che tale tutela deve essere attuata nel rispetto  della dignità e della libertà della persona. In un ampia accezione, quindi, ogni trattamento sanitario tendente a perseguire il benessere fisico e psichico di un cittadino deve essere libero e voluto essendo “la libertà individuale inviolabile”, cosi come disposto dall’ art. 13 della Costituzione. Art. 40.

“Le funzioni in materia di igiene e sanità pubblica, non espressamente riservate allo Stato ed alla Regione, ivi comprese quelle demandate agli uffici del medico provinciale o dell’ufficiale sanitario, nonché quelle di cui all’art. 7 della legge n. 833 del 1978, sono attribuite alle unità sanitarie locali, ferme restando le attribuzioni di ciascun sindaco quale autorità sanitaria locale”.

Il sindaco è autorità sanitaria locale. In questa veste, ai sensi dell’art. 32 della legge n. 833/1978 e dell’art. 117 del D.Lgs. n. 112/1998, può anche emanare ordinanze contingibili ed urgenti, con efficacia estesa al territorio comunale, in caso di emergenze sanitarie e di igiene pubblica.

In caso di emergenze sanitarie e di salute, il sindaco, quale rappresentante della comunità locale, può emettere ordinanze contingibili e urgenti al fine di tutelare la salute dei cittadini, sino a quando non vengano meno le situazioni di criticità tramite successivi interventi delle altre autorità preposte in via ordinaria, vedi ASL e Direzioni Generali.

Anche recenti sentenze della Corte di cassazione chiariscono che l’adozione delle ordinanze del sindaco è legata a condizioni di urgenza, contingibilità in quanto la durata del provvedimento è collegata al perdurare dello stato di necessità.

Spesso i sindaci hanno, nei fatti, rinunciato a questo ruolo e al dovere/potere di intervento a tutela della salute perché una cultura partitica ormai superata prevede che non ci siano interferenze vere nella gestione del potere tra regioni, comuni e enti, se non a parole.

I sindaci, così come giustamente ha fatto il sindaco Stefano, possono e devono invece intervenire con ordinanze per la tutela della salute dei cittadini che impongano l’accesso ai servizi sanitari.

Perché questo non può valere per il sindaco di Casarano, che ha emesso quell’ordinanza nell’interesse della sua intera comunità?

Sono almeno due gli aspetti politici rilevanti. Il primo è nel rapporto diretto con i cittadini più deboli per condizioni di salute, per fragilità psicologiche legate alla loro situazione di attesa e di incertezza, per essere vittime di un oggettivo ricatto economico (aspetta mesi o paga).

Il secondo è nei confronti della Regione, responsabile ordinario della gestione dei servizi sanitari.

Anche perché dovrebbe essere scontato che la tutela della salute e il diritto di accesso alle cure e alle diagnosi non possono essere funzioni dell’omogeneità o meno delle maggioranze politiche.

L’applicazione della legge (ordinanza del sindaco che impone a quella certa struttura di erogare quella prestazione a quella certa persona entro un certo tempo) nei fatti contribuirebbe al miglioramento del servizio sanitario regionale, in quanto “costretto” giuridicamente e politicamente a riportare a fisiologia un settore, attualmente fra i più manifestamente patologici se non illegali.

Dunque la lotta dei cittadini di Casarano non è una mera situazione campanilistica, al contrario pone le basi per stabilire, contro il piano di dis-ordine ospedaliero della Regione Puglia, che l’opposizione alla chiusura di questo ennesimo Presidio Ospedaliero nella nostra provincia, diviene una seria questione di carattere sociale e culturale, prima ancora che politica e sanitaria.

COBAS P.I. Sanità – Lecce
Maurizio Maccagnano

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