Le “ZES” ed il Re di Bari

Le “ZES” ed il Re di Bari

“Provoca tutti i più deboli di lui, e quando fa a pugni, s’inferocisce e tira a far male. Non teme nulla, ride in faccia al maestro (…), è sempre in lite con qualcheduno. Egli odia la scuola, odia i compagni, odia il maestro”. Questo è il modo in cui Edmondo de Amicis ci dipinge Franti, il bullo del libro Cuore. Ognuno di noi ha conosciuto un bullo nella propria vita scolastica; il classico bullo, quello corpulento, quello che nemmeno ti ascolta quando gli parli e che fa tutto quello che gli passa per la testa aiutando, al massimo, soltanto i suoi amici, quelli del suo clan, quelli che in realtà amici non sono ma che sono disposti a stargli intorno a decantare quant’è bravo e simpatico il bullo. Poi la scuola finisce e comincia la vita da adulto, sei convinto di non incontrare più i bulli e invece, magari in un modo un po’ più sofisticato, i bulli popolano la vita di ognuno di noi. Ci sono bulli che nella vita diventano direttore di banca, altri che intraprendono la carriera militare, la maggior parte sicuramente quella imprenditoriale e qualcuno, inevitabilmente, intraprende la carriera politica. Sarebbe curioso sapere come si comportava Re Emiliano I, re di tutte le Puglie, quando da giovane virgulto frequentava la scuola in quel di Bari. Me lo immagino, nell’ora di educazione fisica, a decidere chi dovesse giocare e chi invece guardare da bordo campo, chi dovesse sedersi nei posti migliori del pullman in gita e chi invece nei posti sfigati. Non faccio fatica ad immaginarlo perché lo guardo adesso che di professione fa il Re delle Puglie, ha cambiato ovviamente le occupazioni ma non certo il suo modo di fare. Noi casaranesi lo abbiamo già visto dare il meglio di sé quando ha deciso di intervenire sulla sanità con la stessa maldestra perizia con la quale un apprendista al banco macelleria farebbe un intervento a cuore aperto su di un paziente infartuato, ma la maggior parte dei suoi sudditi lo ha conosciuto per la sua assoluta intempestività nella gestione del problema xylella. Ma quando pensavamo di averle viste tutte, una sigla di tre lettere, “ZES”, ci fa ancora una volta riscoprire un re Emiliano non solo signore e padrone delle Puglie ma anche ricordare, nei modi, quel ragazzotto dall’aria da bullo che decide chi gioca e chi no. Cerchiamo di capire cosa è una ZES: con l’affascinante nome di “Decreto Sud”, recentemente entrato in vigore, si è pensato ad un nuovo piano per favorire la crescita economica nelle aree del Mezzogiorno. Per fare questo, il Decreto introduce due misure principali: 1) la misura denominata “Resto al Sud per l’imprenditoria giovanile; 2) il nuovo concetto di “Zona economica speciale” (ZES appunto), già molto diffuse all’estero e che individua zone del Paese collegate ad una area portuale, destinatarie  di importanti benefici fiscali e semplificazioni amministrative, che consentano lo sviluppo di imprese che già esistono o che si insedieranno, attraendo anche (e soprattutto) investimenti esteri. La ZES più famosa e sviluppata, ad esempio, è Dubai. Ebbene, re Emiliano, in una prima individuazione di queste zone, con la logica dello statista del “prima i tuoi e gli altri se puoi” aveva distribuito queste zone tenendo accuratamente fuori l’intero Salento. Ovviamente c’è subito stata quel che si definisce una levata di scudi tanto che anche il più algido monarca qualche briciola l’avrebbe pur gettata ai poveri che vivono ai margini del suo regno. E così è accaduto. In una totale assenza di chiarezza sui requisiti necessari per l’assegnazione delle ZES il sovrano regnante ha quindi deciso le zone del Salento dove istituirle: Lecce-Surbo (e ci può stare) e, invece che riconoscerla a Casarano (figuriamoci), seconda zona industriale del Salento, decide di assegnarla a Nardò. Quando si scrivono questo tipo di articoli, il pericolo che il giornalista possa essere tentato a difendere esclusivamente il proprio campanile, è un pericolo alto ed allora la risposta conviene lasciarla ai lettori limitandosi a fare le domande. Voi, cari lettori, al posto di Re Emiliano, dovendo scegliere fra una città di Nardò che ha la propria zona industriale nemmeno ultimata (ci sono delle strade non ancora asfaltate), che non assicura la totalità dell’illuminazione pubblica e che non ha nemmeno la banda larga ed una Zona Industriale di Casarano che invece, come detto, è seconda per estensione in tutto il Salento, che ha capannoni già realizzati e disponibili, che ha la banda larga ed i servizi necessari già tutti disponibili… chi scegliereste? Re Emiliano ha scelto Nardò. La perplessità è il primo sentimento che coglie anche in questo caso ma, proprio questo episodio è probabilmente “illuminante” per capire quali logiche generali guidino il monarca barese (e forse non ci voleva nemmeno tanto per capirle): prima accontento gli amici e poi, soprattutto, tengo presente quanto è grande il collegio elettorale, secondo l’infallibile regola del seminare là dove il terreno è più “fertile”. “Quasi la metà di tutte le nostre ansie e paure derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui”. (Arthur Schopenhauer)… e per i voti di preferenza ad essa connessi.

Antonio Memmi
da “il Gallo” del 12 novembre 2017

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