Art 1: “Si tutelano alcune fasce deboli a scapito di altre, creando dei ghetti”

Art 1: “Si tutelano alcune fasce deboli a scapito di altre, creando dei ghetti”

Senza voler entrare nel merito tecnico – giuridico né tanto meno sulla procedura di convocazione dell’ultimo consiglio comunale (su questi punti saranno eventualmente avvocati e giudici a porre ordine) riteniamo opportuno spendere qualche riga sulla solidarietà, accoglienza, comprensione e sulle esigenze (o presunte tali) di sicurezza che ogni volta vengono tirate in ballo per contrastare politiche di condivisione e solidarietà che a livello locale o nazionale potrebbero essere attuate.
Il discorso può partire da lontano: dallo ius soli, visto come un pericolo per la nostra cultura oppure dalla avversione per quei provvedimenti a tutela dei diritti civili ovvero di quelli sul fine vita. Tutto in un unico contorno: la negazione dell’umanità e la non accettazione del diverso, che in alcuni casi diventa emarginazione e conseguente ghettizzazione.
Lo spauracchio della sicurezza pubblica, ovviamente diritto da contemperare, diventa la bandiera da sventolare; la presunta necessità di tutelare minori e cittadini cosiddetti normali, diventa il perno su cui le politiche pubbliche, formalmente, ruotano per continuare a gestire il potere e conservare un pugno di voti.
Dall’altra però non si ha cura del bello, non si bada al senso civico, non si vigila sulla legalità ad ampio raggio, non si dialoga in modo costruttivo con gli operatori sociali, economici e culturali del territorio.
Prevale lo spirito di conservazione e con esso l’esigenza di tutela delle cosiddette fasce deboli, ma nello stesso tempo altre fasce deboli vengono considerate marginali, non degne di pari dignità. I principi di risocializzazione dell’autore di reato, ovvero del disabile psichico, vengono superati con quella logica del “buon senso” che vuole porre una linea di confine tra il normale e il diverso, tra il bianco e il nero, tra l’omo e l’etero.

Articolo 1 – MDP Casarano

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