La quasi-favola del mare d’inverno

"Il mare in inverno è qualcosa di meraviglioso, è mare fino in fondo, senza fronzoli"

La quasi-favola del mare d’inverno

Caro Alberto,

Penso non ci siano bambini fra coloro che, meditando, sorridendo, oppure sbuffando e scuotendo il capo, si trovano a leggere questi scritti, ma nel caso ci fossero, ho deciso di scrivere per loro una … una “quasi favola”! Non credo di poter dire si tratti di una vera e propria favola… nonostante ci abbia provato, mi sia impegnato a fondo, abbia cercato nei libri di fiabe, racconti, novelle e abbia pure “googolato” col computer… di questa storia: neppure l’ombra!

Del resto si tratterebbe di una favola alquanto stramba, se lo fosse, visto che fra le altre cose non comincia con il consueto: “c’erano una volta …”, ma con un semplice:

C’erano qualche giorno fa, un re e una regina …

Scusate, altra precisazione … il nostro re e la nostra regina non erano i soliti sovrani con regni fantastici, castelli megagalattici, cavalieri, damigelle, soldati e sudditi devoti… loro abitavano in una casa normale, lavoravano come tutti gli altri e se non fosse che un giorno si ritrovarono, per merito di uno strano… di una specie di… incantesimo… un po’ alla rovescia… beh, spiegherò meglio più avanti! Invece di essere “re e regina” si sarebbero potuti definire tranquillamente “gente normale”.

Dunque… C’erano qualche giorno fa, un re e una regina che, in una normalissima domenica pomeriggio invernale, stavano raccogliendo il bucato. Dopo aver spiegato per l’ennesima volta come si piegano le lenzuola con gli angoli, la regina disse al suo re: “che bella giornata di sole! Sarebbe bello fare un giro al mare!”. Di solito il re non era sollecito e deciso nelle sue risposte, ma quella combinazione di fattori gli fecero subito capire che era il momento di assecondare la regina.

Ora però devo completare la spiegazione dello strano sortilegio. Dunque… diversamente da quello che accade in tante fiabe, in questo caso non c’era nessun sortilegio, nessuna condanna avrebbe portato i nostri amici a soccombere fino a un determinato giorno in cui sarebbe dovuta accadere una determinata cosa altrimenti… no! Loro si erano ritrovati ad essere re e regina, e avrebbero continuato ad esserlo per sempre, ma ogni anno avrebbero dovuto fare qualche cosa di speciale per preservare il privilegio, avrebbero dovuto fare qualcosa che centrava con le parole: domenica, mare e inverno. Così almeno aveva capito il re da un sogno fatto tanti anni prima, e cosi evidentemente era, visto che fino ad allora aveva funzionato.

Partirono dunque con la loro automobile rossa, normale, a benzina e si diressero verso la costa.

Il mare in inverno è qualcosa di meraviglioso, è mare fino in fondo, senza fronzoli. Quella domenica pomeriggio se ne stava lì, calmo, quasi in attesa, stracolmo di mistero. Il re e la regina si misero a guardarlo, camminando, avvicinandosi con rispetto, ma anche con una certa familiarità, fin quasi a sfiorarlo.

Il mare in inverno ti attira, ti affascina, ti spinge a cercarne lo sguardo, fino a perdere il tuo. Il re si sorprese a guardarlo sul serio; più guardava lontano e più vedeva dentro di sé; più vedeva dentro di sé, più vedeva lontano. Così doveva essere pure per la regina, dato che ad un certo punto lo prese a braccetto e gli disse: “Ti amo tanto”.

Continuarono a camminare lasciando scorrazzare in libertà i loro ricordi e i loro sogni. Ogni tanto lei raccoglieva una conchiglia, sempre la più bella. Guardavano l’acqua e il suo cullare, la sabbia ricca di conchiglie e di impronte. I ricordi ricostruivano i castelli conquistati in così tanti anni e mai distrutti, la principessina e il principino ricomparvero per un attimo dalla schiuma di un onda più audace delle altre. “Che sarà di loro?” disse il re, mentre la regina si staccò dal suo braccio per raccogliere una conchiglia piccolissima. Lui continuò a guardare il mare e poi gettò una conchiglia in acqua dicendo “forse un giorno ci verremo con qualche nipotino…”. Lei sorrise e disse: “chissà?”. Lui si fermò un attimo, guardò più intensamente l’orizzonte, poi riprese a camminare dicendo: “che sarà di noi?”.

Il mare in inverno è meraviglioso, ma va affrontato con prudenza, meglio non da soli. Scava dentro lentamente, ma può accadere che all’improvviso abbia dei sussulti e ti strappi via la scorza del cuore senza alcun garbo, così come si tirano via le lenzuola dal letto quando è ora di cambiarle.

Si diressero verso la foce del fiume, il loro fiume; videro e capirono. L’acqua del fiume entrava in mare, ma allo stesso tempo la marea spingeva l’acqua del mare verso il fiume, creando un vortice pieno di vita e di mistero. La regina lo strinse al braccio e gli disse: “Ti amo tanto”.

Soddisfatti, sereni e quasi ringiovaniti, il re e la regina decisero che era giunta l’ora di tornare. Scavalcarono dune di sabbia enormi, affrontarono con ardimento i tronchi secchi e abbandonati dalle alluvioni, schivarono i cani che accompagnavano i loro padroni a fare una passeggiata, mentre questi tenevano al guinzaglio i loro smartphone. Assistettero all’assalto di un castello di plastica rigenerata, da parte di audaci bambini ricoperti di sabbia e di salsedine, sotto l’occhio vigile dell’obbiettivo della fotocamera materna.

Sbattuto i piedi per terra, così da togliere la sabbia dalle suole delle scarpe, tornarono verso casa, fermandosi prima in un supermercato a prendere un po’ di pane per la cena.

Qui la “quasi-favola” finisce, con l’immagine del re che vede sul tavolo della cucina un canovaccio pieno di conchiglie stese ad asciugare mentre la regina abbraccia il mucchio del bucato per poi adagiarlo accanto all’asse da stiro. Lui si avvicina e l’abbraccia a sua volta. Lei lo guarda e gli dice: “Ti amo tanto”… lui sorride e dice: “Anch’io”.

Scusa Alberto, la storia non sarà un gran che… ma con tutte le favole che sentiamo in campagna elettorale… ci sta anche questa… del resto avevo avvisato, si tratta solo di una “quasi-favola”.

Paolo Argnani

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