Ingrosso e D’Alema: due modi di intendere la politica agli antipodi. L’intervento di Antonio Rizzo

In risposta alle considerazione di Marco Mastroleo sul rapporto politico tra Ingrosso e D'Alema

Ingrosso e D’Alema: due modi di intendere la politica agli antipodi. L’intervento di Antonio Rizzo

I fenomeni di distorsione che possono intervenire sui nostri ricordi sono molteplici, soprattutto quando i fatti in questione sono lontani nel tempo e le vicende di cui si parla ci hanno coinvolti in prima persona. Nonostante questa consapevolezza, quando ho letto l’accostamento fatto da Marco Mastroleo tra la figura di William Ingrosso e quella di Massimo D’Alema, ho fatto un balzo sulla sedia. Sono convinto che se fosse possibile individuare due persone totalmente agli antipodi nel modo di intendere e di praticare la politica (naturalmente tenendo conto dei diversi livelli su cui hanno operato) questi sono proprio i due soggetti in questione.

In quegli anni frequentavo la Sinistra Giovanile e il Forum dei Giovani e più volte mi sono sentito ripetere da William “ Ma cosa fate voi ragazzi? Dovete criticarci molto di più, dovete aiutarci a migliorare”.
Ricordo invece un pubblico dibattito tra l’allora Presidente del Consiglio Massimo D’Alema e gli studenti (quasi tutti della Sinistra Giovanile) a Lecce sui finanziamenti stanziati dal suo governo alle scuole private. In particolare ricordo il suo non celato fastidio per ogni forma di critica e la supponenza con cui interagiva con gli studenti presenti in sala. Questione di carattere, si potrebbe dire, ma io ricordo anche altro. Ricordo mia nonna e tante altre nonne, ricordo tanta gente semplice che votava e faceva anche la campagna elettorale per Ingrosso. Ricordo benissimo invece gli “imprenditori poco puliti”, sfruttatori del lavoro degli operai, incuranti di ogni norma sulla sicurezza sul lavoro, sempre pronti a fallire per non pagare maestranze e fornitori che appoggiavano D’Alema, ricordo le cene e i comitati elettorali per la sua elezione nel collegio Casarano-Gallipoli e mi sembra che questa profonda differenza nella ricerca e nella costruzione del consenso non possa essere imputata a differenze caratteriali.

Marco parla di collaborazione e di appoggio reciproco tra i due. Sicuramente si possono trovare dichiarazioni a riguardo a beneficio della stampa, ma io ricordo l’ironia e anche l’insofferenza con cui William Ingrosso era visto da molti nel Partito. Certo c’era stata Tangentopoli, i partiti erano in crisi e serviva una faccia pulita che provenisse dalla società civile, ma in diversi  al momento della candidatura di Ingrosso al secondo mandato storcevano già il naso al grido “la politica di nuovo in mano ai politici”  ed è stata la forza del consenso che il Sindaco aveva tra la gente a far superare queste perplessità e a spingere per la sua ricandidatura. Naturalmente rimangono i soldi che  con il governo D’Alema sono arrivati a Casarano e nel Salento, su quelli non si discute; ma forse si può discutere sull’utilizzo che se n’è fatto.

Per queste ragioni, ogni volta che penso alla forma ideale di impegno politico, mi torna alla mente la figura di  William Ingrosso mentre tutte le volte  che mi ripeto i motivi che mi tengono lontano dalla politica attiva mi ritrovo a pensare a Massimo D’Alema. Non riesco a vedere nessuna convergenza né tanto meno nessuna assonanza tra i due. Per questo, nonostante la consapevolezza della fallacia dei nostri ricordi, non ho potuto fare a meno di sobbalzare sulla sedia leggendo l’intervento di Marco su TuttoCasarano… e vi assicuro che a causa della mia mole io non sobbalzo facilmente.

Antonio Rizzo

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