Lettera ad un’amica di Paolo Argnani

"Col nostro plotoncino sgangherato siam parte di un popolo più grande, una “armata Brancaleone” fatta di gente semplice, col curriculum di poche righe, ma col fuoco dentro… sì, perché noi portiamo il fuoco…"

Lettera ad un’amica di Paolo Argnani

Carissima, era da un po’ che non ci si sentiva! Sì, io sto bene… si combatte, e finché si combatte… vuol dire che va bene! Tu invece?…

… Sei troppo buona con me, io non sono il cavaliere senza macchia e senza paura che ti immagini, non sono l’eroe ardito che mantiene sempre la posizione di fronte agli ostacoli, buttando il cuore dall’altra parte. Sì, si combatte, ma per tenere a distanza le paure, le angosce e tutte le tentazioni di un mondo sempre più miope e codardo. Si lotta contro il sonno e contro l’insonnia, contro i calcoli e gli accordi sotto banco, contro la rassegnazione e lo scoraggiamento, affinché il bene non si sciolga come la neve al sole.

Anche tu combatti? Grazie a Dio non siamo da soli! Col nostro plotoncino sgangherato siam parte di un popolo più grande, una “armata Brancaleone” fatta di gente semplice, col curriculum di poche righe, ma col fuoco dentro… sì, perché noi portiamo il fuoco… vero?

Siam parte di un popolo antico, prediletto e mai abbandonato, che ha costruito cattedrali maestose, dove ogni sassolino, ogni tessera di mosaico è al posto giusto; popolo che i sassi li raccoglie anche da sotto i cavalcavia, così come pure le bottiglie di birra vuote dal fondo dei fossi.

Noi, col nostro plotoncino, siam fieri di essere parte di questo esercito, nato per costruire e non per distruggere, che non si lascia dettare l’agenda dal nemico, ma accoglie a braccia aperte le consegne di chi ci ha scelti e voluti, a fianco di chi è con noi, ma anche di chi non è contro di noi. Cavalieri pieni di macchie e di paure, combattiamo con le armi che ci sono state fornite senza mai gettare nell’indifferenziata nulla di quel che siamo e di quel che ci succede, neppure le lacrime.

Carissima ti abbraccio fortissimo, poi riapro le braccia e le spalanco con ancor più forza, per mostrare a te, a me e a tutto il mondo, il bene che vince e ci stringe a sua volta. Bene che ha il sapore della fragole che ho raccolto; il suono e il canto di un’amicizia che si rinnova e che i figli accolgono in casa; il sussulto di una bimba dentro la pancia della mamma, che scalcia per farci sapere che anche lei porta il fuoco con sé.

Bene che non possiedo, anzi, è Lui a prendere me!

Come quel vecchietto che non vedevo da tempo, dopo averlo incrociato per anni in parrocchia, col quale si era scambiato al massimo un cenno di saluto, incontratolo per caso e mio malgrado, mi è venuto incontro pieno di gioia, in nome dell’appartenenza allo stesso popolo, alla stessa “armata Brancaleone”. Non ci si conosceva se non di vista, ma lui mi ha preso la mano e me l’ha baciata, commosso. Lui, che si trovava in un congedo forzato, mi ha chiesto se ero ancora parte di quel popolo e mostrando un po’ di nostalgia, si è raccomandato di tener duro, di non disertare mai.

Ecco carissima, mi chiedo… e sorrido a Colui che mi lega a quell’uomo, a chi mi lega a te, a chi mi lega a tutti quei cuori incontrati nella mia vita e che mi tornano in mente qui, davanti a questa edicola, nel mese di Maggio…

Sì, io sto bene… si combatte, e finché si combatte… vuol dire che va bene! Tu invece?

Paolo Argnani

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