Le forze che muovono il mondo. Di Paolo Argnani

"Per cambiare il mondo servono le stesse cose che servono per cambiare il cuore degli uomini"

Le forze che muovono il mondo. Di Paolo Argnani

… decise allora di avvicinarsi, ma senza dirle nulla, senza nemmeno guardarla in faccia. Solo dopo essersi seduto accanto a lei, sul muretto e con le gambe a ciondoloni, le chiese:

  • “Posso?”
  • Ormai … ma non dovevi andare a prendere il gelato con gli altri?”
  • “Non ne ho più voglia … neanche tu ci sei andata, come mai?”

La ragazza non rispose e continuó a guardare lontano, all’orizzonte, con le mani sotto le cosce e dondolando i piedi.

  • “È bellissimo qui! Non credi?”

Incalzò lui. La ragazza allora incrociò le gambe e vi si “imbronciò” sopra, tutta curva, coi gomiti sulle ginocchia e i pugni sulle guance, poi disse con un filo di voce:

  • “Sì, è meraviglioso! … ma a che vale? A cosa serve?”
  • “Beh …”
  • “No, no, sia ben chiaro … “

A questo punto lei drizzò la schiena e allungò le braccia verso il mare

  • “A me piace tutto questo, non me ne andrei mai da qui! Ma non posso! … Allora? A che serve? Cosa centra questa bellezza con gli esami che ho “toppato”, cosa centra questo mare stupendo con quello crudele dove muore tutta quella gente?”

Entrambi lasciarono che alcuni brevi istanti compissero il loro lavoro, permettendo a quelle parole di entrare un poco più in profondità. Poi la ragazza si girò verso di lui e lo guardò negli occhi, pur senza entrarci dentro e domandò:

  • “ Hai sentito di quella donna e di quel bambino annegati? E gli occhi spalancati della donna che sono riusciti a salvare? A te dicevano nulla? Beh, a me sì! Solo domande però, nessuna risposta.”

A questo punto il ragazzo pensò di dover reagire, anche se non si sentiva per nulla preparato. Decise allora di adottare il metodo che aveva imparato da un suo professore, ossia: “Quando ti trovi di fronte a domande troppo grandi, non serve a nulla dare risposte a caso, molto meglio passare la mano, aggiungendo alle altre, un’ulteriore tua domanda.

  • “Scusami, ma cosa ti aspetti da questo paesaggio, cosa vorresti che facesse la bellezza?”
  • “Che servisse, che non mi sembrasse … inutile … che cambiasse le cose, il mondo!”
  • “E secondo te non serve a nulla?”
  • “Ascoltami, ti racconto un fatto che mi è successo due giorni fa in un centro commerciale. Ero da sola e non avevo fretta, mi sono fermata al bar a prendere un caffè e lì ho visto una bimba carinissima … sai, di quelle coi boccoli biondi, occhi chiari, vestitino da bambolina … aggrappata alla gamba del suo papà, che stava comprandole un enorme bombolone alla crema. Beh, mi sono quasi commossa, mi è tornato in mente quando anche il mio papà mi comprava i bomboloni ripieni. Niente di speciale, ma una scena bellissima per me!”
  • “E questa non ti è servita? Non ti ha migliorato la giornata?”
  • “Aspetta … circa venti minuti dopo, dentro al negozio dove ero entrata in cerca d’ispirazione per un regalo ad una amica, ho rivisto la stessa bambina, in lacrime però, vicina ad un carrello. Io la guardo e … mi sono accorta che stavo andando oltre, proseguivo per i fatti miei! Era la stessa bambina di prima, capisci? Allora sono tornata sui miei passi e ho visto che una signora si era già avvicinata alla bimba cercando di consolarla a di capire come mai fosse lì tutta sola. Piangeva perché non vedeva più il suo papà e la signora la rassicurava dicendole che avrebbe avvisato la cassiera del negozio, così da chiamare il suo “papi” col microfono. Solo che … la cassiera, ricevuta la notizia, ha continuato a battere i suoi scontrini, se n’è fregata altamente! Come del resto stavo facendo anch’io poco prima! A quel punto la bimba ha avuto un sussulto e indicando un signore ha iniziato a gridare “papi, papi!” La signora allora ha spiegato al padre quel che era successo e lui, contrariato, si è allontanato discutendo con la figlia … senza nemmeno ringraziarla!”
  • “ Con questo cosa vorresti dire?”
  • “Che il bello e il buono ci sono, ma se non te ne accorgi … non servono a nulla e a vincere sono l’indifferenza, il cinismo e la rassegnazione. Io mi sono vergognata di me, della cassiera e pure del papà della bambina, mentre ho pensato che ci vorrebbero tante di quelle “belle” signore premurose e attente agli altri, per cambiare questo mondo!”

Dopo alcuni attimi di silenzio, lui prese coraggio e le si parò di fronte, afferrò il suo capo e furtivamente la baciò sulla fronte dicendole:

  • E come te! Per cambiare il mondo ci vuole gente come te!

La ragazza ebbe uno scatto e con le sopracciglia aggrottate lo fissò dritto negli occhi, questa volta tentando di entrarci dentro.

  • Non ti sto prendendo in giro …”

Aggiunse lui

  • “Tu ti sei accorta di tutto questo! Hai visto il “ bello”, il “buono” e ti sei lasciata provocare, persino ferire! Quando hai visto altri… e ti sei vista pure tu, passare oltre. Sei tornata sui tuoi passi! E soprattutto hai capito che per cambiare il mondo servono le stesse cose che servono per cambiare il cuore degli uomini. O per meglio dire: “le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice”, come dice il titolo del Meeting di Rimini di quest’anno.

La ragazza cambiò espressione, regalandogli un sorriso più bello del mare, si alzò in piedi e passandosi una mano fra i capelli disse:

  • “È molto bello quello che hai detto … non so se sia vero … ma è molto bello!”

Poi guardò un’ultima volta il mare e tuffandosi nei suoi occhi gli chiese:

  • “Che ne dici di un gelato, ti va?”
  • Certo! Offro io però!”
  • “Ok! … dimmi un po’ … cos’è quel Meeting di Rimini?”

Paolo Argnani

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