Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace

A Casarano c’è tanta approssimazione e cattivo gusto

Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace

“Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace!” Potrebbe essere lo slogan in un cartellone posto all’ingresso del nostro paese. Si dice anche che il bello è soggettivo e Casarano ne è l’esempio vivente! Nella vita di tutti i giorni si esercita il proprio gusto, lo si fa quando si sceglie il colore di un muro, un oggetto di arredamento o un vestito da indossare. E’ in quel momento che esprimiamo un giudizio e lo facciamo quotidianamente. A volte capita che il buon gusto sia innato ma più spesso lo si può educare, ad esempio attraverso l’esperienza della lettura che apre la mente a nuove idee e prospettive, o attraverso i viaggi con i quali comprendere le architetture delle altre città, oppure visitando mostre d’arte e sviluppando quel senso critico necessario per riconoscere il bello. Ci sarà capitato tante volte camminando per le strade del nostro paese, di imbatterci in esempi di cattivo gusto. Semplici abitazioni che esternamente presentano tripudi di statue o vasi traboccanti di frutta e fiori pietrificati su piedistalli, e colonne ioniche con timpani e frontoni neanche fossimo nell’antica Grecia. O anche locali pubblici con decorazioni parietali eterogenee, muretti a secco ondulati su sfondi color pesca, cancelli in ferro su balaustre in pietra marmorizzata, tetti spioventi in legno tipo baita, tralci di piante finte e lampioncini old english. Tutto insieme, chi più ne ha più ne metta! La parola semplicità non ci appartiene. Là dove c’è carenza di buon gusto si abbonda col barocchismo, l’ignoranza del committente si sposa con l’incompetenza delle maestranze, poiché diventa primario appagare se stessi e il proprio io. E lì che nasce l’obbrobrio e a questo non c’è mai fine. Non riesco ad abituarmi al brutto che mi circonda, ad accettarlo come fosse un’abitudine. E’ qualcosa di esageratamente disarmonico ciò che ci attornia in questa terra di nessuno, dove si può fare tutto senza dover rendere conto a qualcuno. Non ci sono limitazioni né controlli, ma il male operato, arreca danno ad una comunità intera. Anche per questo bisogna organizzare con buon gusto le tante manifestazioni che si allestiscono durante l’estate, perché ci rappresentano agli occhi dei turisti che vengono nel nostro paese. Si evince ancora tanta approssimazione e non basta sempre e solo la buona volontà e l’impegno dei singoli, ci vuole professionalità, e in questo siamo molto carenti. Perché non riusciamo a sgrezzarci? C’è troppa grossolanità nelle manifestazioni, quella stessa che ritroviamo nelle nostre case, siamo approssimativi e rozzi, appagati solo dalle numerose presenze agli eventi cittadini senza considerare l’immagine che diamo di noi. Manca un “deus ex machina”, una figura competente che non lasci niente al caso, a cui non possa sfuggire il minimo dettaglio fuori luogo. Ma è una professione inesistente a Casarano, come quella del tanto atteso architetto che dovrà occuparsi primo o poi dell’arredo della piazza. Continuo a sperare che ciò avvenga mentre l’estate volge al termine e il prossimo evento improvvisato si palesa all’orizzonte. Non mi resta che urlare a gran voce come il critico Vauxcelles fece due secoli fa: “DONATELLO IN MEZZO ALLE BELVE!”, contemplando le antiche chiese e i palazzi di una bellezza eccezionale, avviliti da così tanti orrori di cattivo gusto.

Cinzia De Rocco

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