Artemisia Gentileschi: icona della violenza sulle donne nella storia dell’arte

La Gentileschi è una donna tragicamente attuale, che andò contro tutto il mondo dei pregiudizi e degli stereotipi del tempo

Artemisia Gentileschi: icona della violenza sulle donne nella storia dell’arte

Icona della violenza contro le donne nella storia dell’arte è Artemisia Gentileschi. La pittrice secentesca fu violentata da un amico del padre, il pittore Agostino Tassi, al quale era stata affidata per essere avviata all’attività artistica. Uno stupro violento e terribile che la devastò sia nel corpo che nell’anima. Il suo aguzzino fu riconosciuto colpevole ma rilasciato in libertà dopo meno di un anno di carcere, continuando a commettere violenze su altre donne. Lo stupro ai tempi di Artemisia non era considerato un crimine contro la persona ma era visto come un’offesa all’uomo che la possedeva sia che fosse il padre o il marito. Questo voleva dire essere donna in quell’epoca, un essere debole, inferiore e insignificante, con pochi diritti ma molti doveri. Artemisia Gentileschi è una donna tragicamente attuale, che andò contro tutto il mondo dei pregiudizi e degli stereotipi del tempo. Ma per tutta la sua vita fu additata come la pittrice scandalosa e ribelle, disonorata e donnaccia. La pittrice esorcizzò la violenza subita trasferendola nelle sue opere, realizzandole con una aggressività ed una forza compositiva straordinaria. Il suo carattere forte e il suo temperamento ribelle gli hanno permesso di superare lo stupro subito, un processo vergognoso, le ignominie sul suo conto, le torture a cui fu sottoposta per ritrattare l’accusa e un onore ormai calpestato. La sua opera più famosa “Giuditta che decapita Oloferne” è il manifesto della personale condanna nei confronti degli abusi sulle donne. E’ lei che, tramite le mani di una vedova retta e pia qual era Giuditta nell’atto di uccidere il generale che assediò Gerusalemme nel 600 a.C., vorrebbe tagliare la gola non solo al suo assalitore ma a tutto quel mondo dove, a seconda se si nasce uomo o donna, si hanno o meno privilegi.

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Costanza Bonarelli, 1637-38

Quasi nello stesso momento si consumò un’altra storia di violenza su una giovane donna, l’amante dello scultore Gian Lorenzo Bernini. Innamoratosi della moglie di un suo allievo, Costanza Bonarelli, l’artista dal temperamento impulsivo e violento scoprì che lei lo tradiva anche con il suo giovane fratello e mandò un servo a sfregiarle il bel viso col rasoio. La donna fu in seguito processata per adulterio e mandata in esilio fuori Roma, mentre l’artista che godeva della protezione papale dopo il pagamento di un’ammenda,  poté continuare a vivere e lavorare indisturbato nella capitale. Tanti secoli sono passati e leggendo le recenti cronache dei giornali, sembra che per le donne non ci sia molta differenza tra la Roma papalina del ‘600 e quello che succede in tutta Italia al giorno d’oggi.

Cinzia De Rocco

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