Remigio Venuti: Casarano, Pit 9, Area Vasta e la leadership perduta

La riflessione di Remigio Venuti a dieci anni dalla fine del suo mandato di sindaco

Remigio Venuti: Casarano, Pit 9, Area Vasta e la leadership perduta

La pubblicazione dell’Avviso Pubblico del 25 gennaio scorso per la selezione delle iniziative di impresa da realizzare nel territorio del PIT 9 Territorio Salentino Leccese mi offre lo spunto per una riflessione a dieci anni dalla conclusione del mio mandato di Sindaco di Casarano. Iniziammo a lavorare sui temi della difficoltà del settore TAC prima del 1999. La prima risposta che volli dare, di fronte al grido di dolore di imprenditori e operai, fu di coinvolgere subito attorno ad un tavolo tutte le istituzioni locali, i nostri Comuni, per la costituzione di una Unità di crisi in cooperazione con la Regione Puglia, la Provincia di Lecce, la Prefettura, le imprese manifatturiere, il mondo del lavoro, le parti sociali, l’Università. Iniziammo a discutere e ad operare concretamente per individuare un metodo, condividere intenti, stabilire fabbisogni formativi e di nuova iniziativa di impresa, strumenti di conciliazione di opposte esigenze, che ritenemmo di dover integrare e rendere complementari. Non era per nulla semplice. La nostra è un’area composta da piccoli comuni, dove solo Nardò, Gallipoli e Casarano superavano i 20 mila abitanti. Lanciammo una grande sfida, contro i soloni e i profeti di sventura, che predicavano l’abbandono e quindi la consegna incondizionata ad una sorte non felice del settore TAC. Non pochi ritenevano che questa nostra straordinaria capacità industriale, la nostra vera forza competitiva, fosse ormai da “rottamare”, in quanto aggredita sia dalle produzioni dell’Est vicino e lontano e sia dalle delocalizzazioni in atto anche da parte dei nostri industriali in aree a minor costo del lavoro e a più bassa capacità di manifattura e di tecnica lavorativa. Ovviamente anche allora, sia pure con modalità diverse da oggi per linguaggio e forma di contatto, esistevano differenze di schieramento politico, divergenze; ma la preoccupazione comune per il presente e il futuro dei lavoratori e delle imprese manifatturiere era il collante per individuare insieme una prospettiva, un tema di aiuto e di agevolazione ad un sistema fondamentale per la nostra economia. Questa mia prima riflessione non è un richiamo nostalgico. E’ un invito a riprendere i fili della discussione ragionata e sensata, costruita sul rispetto delle posizioni, sul lavoro costante e quotidiano sulle tematiche e sulla consapevolezza che il disallineamento sul piano dei contenuti, spesso obiettivo e a volte inevitabile, poteva assumere toni aspri ma in ogni caso funzionali ad una logica di composizione. In questo clima particolare nasce il modello Progetto Integrato Territoriale (PIT) n. 9, con il Comune di Casarano capofila di sessantanove comuni del Salento posizionati al di sotto della direttrice geografica Gallipoli-Maglie-Otranto e che vedeva come forza manifatturiera trainante il manifatturiero e in particolare le industrie del calzaturiero e del tessile. Questa esperienza politica, istituzionale e di concertazione diventa uno strumento di piano, l’applicazione territoriale della programmazione strategica regionale del Programma Operativo Regionale (POR) Puglia 2000- 2006 per accedere e gestire le risorse finanziarie pubbliche destinate dall’Unione Europea alla Regione Puglia e quindi ai territori pugliesi. Sono stati anni di intenso lavoro. Competenze, sacrifici, successi, delusioni. Non è possibile ripercorrere in poche righe dieci straordinari anni di impegno insieme ai sindaci del Sud Salento, protagonisti alcuni anche dell’esperienza dell’Area Sistema di Casarano e Comuni Associati, con l’importante e decisivo contributo della Regione Puglia, presieduta nel 1999 dallo scomparso professore Distaso e poi dal 2000 al 2005 da Raffaele Fitto e quindi da Niki Vendola sino al 2015. Si lavorava a strettissimo e quotidiano contatto degli Uffici regionali, del mondo del lavoro e dell’impresa; costruivamo insieme le tematiche e i programmi, con un unico obiettivo strategico: il rafforzamento del sistema produttivo locale, attraverso una sua ristrutturazione in senso innovativo, per evitare ( o quantomeno contenere) la dispersione della forza lavoro e avendo come finalità di fondo la crescita di una nuova capacitò produttiva, accompagnando la transizione verso una struttura industriale meno incentrata su attività a valore aggiunto medio basso. Abbiamo pensato ad un piano specializzato sul sostegno diretto al settore privato. Le industrie e gli uomini e le donne che vi lavoravano. La vita e il futuro delle nostre famiglie. Su 54,2 milioni di euro che costituiva il valore complessivo delle risorse programmate PIT 9, oltre il 47 per cento (vale a dire 25,3 milioni di euro circa) era dedicato alla tipologia di interventi “Aiuti alle Imprese”; il 38 per cento (20,6 milioni di euro) agli “Interventi Immateriali”, il 15 per cento (8,2 milioni di euro) alle “Infrastrutture”. Attraverso la tipologia “Aiuti alle Imprese”, lo strumento agevolativo principale fu rappresentato dal PIA (“Programmi Integrati di Agevolazioni”), dispositivo regionale con cui, attraverso una unica decisione di finanziamento, si provvedeva ad assegnare all’azienda beneficiaria un pacchetto integrato di incentivi alla ricerca industriale, all’ampliamento delle base produttiva, alla formazione aziendale e all’occupazione. Attraverso queste misure, il PIA ha indotto o agevolato un investimento complessivo di otre 33 milioni di euro nel territorio del PIT 9, di cui oltre 14 milioni in termini di entità finanziaria pubblica accordata dalla Regione. Come “Interventi Immateriali”, abbiamo attivato borse di studio, master di secondo livello, attività di diffusione tecnologica, promozione dell’internazionalizzazione, polo tecnologico, progetti formativi che hanno coinvolto Università e Istituti professionali e altre sperimentazioni di e-government con le amministrazioni pubbliche. Sotto la tipologia “Infrastrutture”, oltre alla piastra logistica di Melissano, che è rimasta una incompiuta, abbiamo infrastrutturato molte aree produttive (Alessano, Alliste, Botrugno, Collepasso, Cursi, Giuggianello, Martano, Minervino, Racale, Sanarica, Sannicola, Specchia, Supersano, Taurisano) e creato o potenziato alcuni centri servizio polifunzionali (Calimera, Cursi, Tuglie). Dopo la programmazione 2000/2006, è seguita la programmazione 2007/13, partita con l’amministrazione da me guidata sino al 2009 con i migliori auspici, con l’Area Vasta, capofila Comune di Casarano. Sarebbe interessante conoscere quanto di questa programmazione, gestita dopo il 2009 da due sindaci di Casarano eletti e da due commissari prefettizi, sia stato oggetto di azione pubblica concreta e meritevole e quanto di essa sia rimasto realmente come beneficio per il nostro territorio. Per quanto riguarda la programmazione 2014/2020, non abbiamo purtroppo notizia di alcuna iniziativa in materia di sviluppo locale a favore di questo nostro territorio. Sarebbe auspicabile che il territorio ne potesse avere conoscenza. Abbiamo poi corso il rischio che i 18,6 milioni di euro dedicati dallo Stato al nostro territorio PIT 9 e derivanti dall’Accordo di Programma del 2 aprile 2008, quasi undici anni fa, firmato a Roma dal ministro Bersani, dal presidente Vendola e da me come Sindaco di Casarano venissero destinati altrove. L’opera meritoria della senatrice Teresa Bellanova durante l’importante incarico di Viceministro dello Sviluppo Economico nei governi Renzi e Gentiloni ha fatto sì che queste risorse ormai perente, cioè estinte, dopo un decennio di inerzia a tutti i livelli, ritornassero in vita e fossero rimesse a disposizione del nostro territorio. Ciò è avvenuto e vi è terreno fertile per la ripresa, grazie all’impegno dei nostri illuminati e capaci industriali del Calzaturiero e del Tessile che hanno conservato visione strategica e capacità di innovazione e produzione facendo sacrifici immensi e personali, nonostante la grande crisi del 2008 e la gravissima recessione che ancora oggi preoccupa seriamente il nostro Paese e il nostro Mezzogiorno. Oggi una nuova sfida. Noi abbiamo sempre creduto in loro. E i nostri industriali e i nostri lavoratori non ci hanno mai deluso, anzi, ne sono sicuro, sapranno proporre iniziative industriali moderne e in grado di rioccupare persone che hanno perso il lavoro per la crisi di sistema e di intercettare risorse per potenziare l’adeguamento delle industrie di questo territorio alle nuove tecnologie e ai nuovi modelli organizzativi. Per questo, al di là dei personalismi inutili, l’unico percorso politico e istituzionale che ha senso è quello del lavoro serio e credibile, l’unico che dà frutti e pone al riparo da perdite di tempo, da spaccature dannose e dal rischio dell’omologazione al massimo ribasso.

Casarano , 25/02/2019
Remigio Venuti

3,930 Visite totali, 6 visite odierne

Devi registrarti per poter inserire un commento. Login