Il rogo degli ulivi salentini ricorda l’arte di Alberto Burri

Il male di vivere che ha avvelenato la nostra terra e che ha incenerito in un rogo apocalittico un passato di sudore e fatica

Il rogo degli ulivi salentini ricorda l’arte di Alberto Burri

 

alberto burriIl terribile scenario di alberi d’ulivo secolari che bruciano senza sosta sotto i nostri occhi, nelle campagne salentine in questi ultimi giorni, mi riporta alla mente le opere dell’artista informale Alberto Burri. Nel 2015 si è celebrato il centenario della sua nascita e molte sono state le iniziative realizzate sia in Italia che all’estero per commemorarlo. Burri rivoluzionò l’arte lasciando un segno inconfondibile nel panorama internazionale del XX secolo e la sua ricerca sulla materia fece scandalo, i sacchi di juta elevati ad opera d’arte, le combustioni o i cretti, erano modi per indagare la materia prima che venisse usurata. L’artista che rivoluzionò il concetto di arte tradizionale introdusse un nuovo strumento pittorico, il fuoco, elemento primordiale con il quale plasmava e rendeva vive le sue opere. Mi sembra di vedere nei tronchi bucati e anneriti dal fuoco le opere dell’artista umbro, la stessa materia viva, martoriata brutalmente colare come lava incandescente sulla tela. Il male di vivere che ha avvelenato la nostra terra e che ha incenerito in un rogo apocalittico un passato di sudore e fatica ha al contempo cancellato l’identità del popolo salentino. E a noi spettatori attoniti e impotenti non ci resta che ricordare un vecchio detto mai così vero come oggi: “A casa bruciata mintimu focu”.

Cinzia De Rocco

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