Spes contra spem. A Tricase la mostra Paesaggi interiori di Ezio Sanapo

Una mostra per sentirsi uomini migliori. La mostra “Paesaggi interiori” di Ezio Sanapo a Palazzo Gallone, Tricase, sarà visitabile fino al 25 Agosto

Spes contra spem. A Tricase la mostra Paesaggi interiori di Ezio Sanapo

Si può piangere, a Tricase, davanti ad un quadro e poi sentirsi uomini migliori. Respirare profondamente e desiderare di fare cose belle, di fare della propria vita un’opera d’arte.

Scrivo queste righe, perché vorrei che tutti provassero la stessa esperienza ed emozione che ho provato io visitando la mostra “Paesaggi interiori” di Ezio Sanapo a Palazzo Gallone fino al 25 Agosto.

La semplicità di un bambino. L’occhio di chi sa cogliere realtà profonde, oltre le apparenze. La voce e le parole gentili di chi cerca l’incontro e mai lo scontro.

Ezio Sanapo è un uomo che vale la pena conoscere in profondità.

Un uomo da conoscere insieme alla sua arte, alle sue opere che sono estensione del suo cuore grande.

Ha cominciato a “dipingere sul serio” grazie all’impegno politico, quando la politica era una cosa seria e far parte di un partito era una esperienza integrale, formativa.

Quasi per caso scelse di stare col Popolo, la classe operaia (come si chiamava allora) e ne pagò le conseguenze in termini di emarginazione e isolamento.

Scelse l’arte come fronte di resistenza e tramite la sua arte si è impegnato per decenni a dare voce, occhi e pensiero al Popolo che non ha mai tradito.

In un contesto globale in cui quegli ideali sembrano sconfitti per sempre, in cui il Popolo ha perso la sua identità, in cui il capitalismo finanziario impone l’antica legge del più forte, promuovendola a dogma della nuova religione dei mercati, Ezio Sanapo continua a dipingere, come se avesse fretta di lanciare messaggi di speranza contro ogni speranza.

Non deve obbedire né agli ordini del partito, né agli ordini del mercato, non si preoccupa di essere politicamente corretto, lui è un artista, deve obbedienza solo alla sua coscienza, alle evidenze della  sua ragione e del suo cuore.

In quello che ci viene raccontato come il migliore dei mondi possibili, in cui l’uomo, il lavoratore sono capitale umano, variabile di una equazione che può essere modificata in qualsiasi momento, spostato di continente in continente ad accontentare le esigenze del dio mercato, in cui giovani laureati sono costretti a lasciare le loro terre, in cui i territori sono devastati e abbandonati, un uomo, da solo chiude gli occhi e vede. Non sogna, vede un mondo altro, un mondo diverso.

È un mondo dolce, quello di Ezio Sanapo, un mondo morbido, fatto di cose semplici, di affetti e tenerezze. Non è solo un sogno e non è solo un ricordo. È testimonianza di un altro mondo possibile, davvero migliore, un mondo semplice che ci è sfuggito dalle mani, quello della civiltà contadina fatto di regole e valori.

Non si tratta, no, di una banale “operazione nostalgia”. Siamo già invasi di pregevoli scorci rurali, paesaggi con uliveti, carretti, zappe e arnesi vari. Quello che vedrete a Palazzo Gallone non ha nulla a che vedere con tutto questo. E non sarò certo io a dirvi cosa ci troverete. L’arte, quando è arte aiuta a guardarsi dentro ed Ezio Sanapo ci riesce come pochi altri. Ci sono quadri in cui pochi dettagli, i lineamenti dei volti appena accennati vi riporteranno a gesti e tenerezze che forse avete già vissuto, luoghi e momenti in cui ciascuno di noi  si rifugia quando si fanno più evidenti le gravi contraddizioni del mondo in cui ci troviamo a vivere.

La vita nascente, la famiglia come cellula fondativa della società, i ruoli ben definiti dell’uomo e della donna e poi la comunità fatta di spazi e relazioni, sono questi i valori che trasudano dalle opere di Ezio Sanapo e dalla sua vita. Valori fuori moda, parole superate, ma di cui abbiamo estremo bisogno perché profondamente legati alla nostra natura di uomini e donne.

Un approccio laico, non poteva che essere così, alla sacralità della vita.

Un’ispirazione per quanti avranno modo di guardarsi allo specchio davanti alle opere di Ezio Sanapo, scorgendo dentro di sé la loro parte più bella da cui ripartire per fare del mondo un posto migliore.

Fatevi un regalo, andate a Palazzo Gallone.

Enrico Giuranno

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