Mario Riso chiede l’attivazione di un Polo geriatrico nell’Asl di Lecce. La lettera inviata a Emiliano e Rollo

"Il paradosso di un paese 'vecchio' con nascite quasi a zero, compresa la nostra ASL di Lecce, è che invece di creare un 'POLO GERIATRICO' si sta 'tentando' di creare un 'POLO PEDIATRICO'"

Mario Riso chiede l’attivazione di un Polo geriatrico nell’Asl di Lecce. La lettera inviata a Emiliano e Rollo

AL Dr. Michele EMILIANO
Presidente Regione PUGLIA
Assessore alla Salute – BARI

AL Dr. Rodolfo ROLLO
Direttore Generale
ASL LE

 

31Gennaio 2020

Prot. 82 R. D. C. MR
Oggetto: richiesta attivazione Polo Geriatrico ASL Lecce

 

Preg/mi Presidente e Direttore, ci permettiamo di esporre alcune nostre considerazioni sull’andamento demografico nella ASL di Lecce e sulla necessità di istituire un POLO GERIATRICO.  

Il paradosso di un paese “vecchio” con nascite quasi a zero, compresa la nostra ASL di Lecce, è che invece di creare un “POLO GERIATRICO” si sta “tentando” di creare un “POLO PEDIATRICO”.

L’assistenza ospedaliera unitamente a quella territoriale, è un diritto sia per i pazienti PEDIATRICI che per quelli GERIATRICI.  

Quindi, nella ASL di Lecce gradiremmo che venga istituito un POLO GERIATRICO alla pari di quello PEDIATRICO, dotato di tutte le branche specialistiche necessarie, concentrate in un unico Ospedale, senza sballottare l’anziano paziente da una parte all’altra per l’esecuzione di esami, interventi chirurgici, terapie oncologiche e/o Riabilitative, così come dovrebbe avvenire per il POLO PEDIATRICO.

Auspichiamo che la ASL di LECCE istituisca e attivi quanto prima un POLO GERIATRICO, di certo per farlo non mancano le strutture, con tutti i Presidi Ospedalieri semi chiusi e che sono in attesa di essere  riconvertiti. 

Che l’Italia sia un paese di anziani, il più vecchio al mondo dopo il Giappone, è noto a tutti. Forse è meno ovvio che la qualità della vita di chi invecchia è funzione della rete relazionale e sociale, la quale dipende in larga misura dalla presenza dei giovani.

L’insieme stesso dei supporti sociali è realmente efficiente se fondato su una consistente presenza di giovani: è difficile invecchiare in un paese di vecchi, ed è questa, purtroppo, la condizione in cui si invecchia in Italia, specie in alcune regioni.

Solo misure volte a promuovere la famiglia e la natalità, sulla scorta dell’esempio di paesi come la Svezia e la Francia, potranno riequilibrare il rapporto tra le classi di età, permettendo agli anziani di godere di un sostegno affettivo ed economico altrimenti carente.

    Il SSN opera come se la stragrande maggioranza dei fruitori non fossero gli anziani e il sistema universitario come se non servisse a formare professionalità con competenza geriatrica.

Come uscirne? Le evidenze scientifiche a supporto delle possibili soluzioni sono solide, per fruirne serve promuovere la formazione geriatrica e aumentare la disponibilità di geriatri e figure sanitarie non mediche con specifiche competenze geriatriche. Parimenti, è indispensabile un ripensamento della logica organizzativa dei servizi che ne ottimizzi e semplifichi la fruizione da parte dei più deboli e integri sociale e sanitario, ora mediamente divisi e non armonizzati. Preliminare a tutto è l’acquisizione diffusa della consapevolezza del problema invecchiamento nella nostra società e in particolar modo nella nostra ASL Lecce  al di là di slogan e banalizzazioni.

Non possiamo permetterci di ignorare o banalizzare l’invecchiamento e il suo portato di problemi, celebrando un invecchiamento di successo che in realtà è di pochi.

Solo così potremo garantire un’assistenza dignitosa a chi invecchia e farlo in un contesto di sostenibilità dei relativi costi.

È sorprendente che ogni anno siano disponibili solo 164 posti di specializzazione in Geriatria, a fronte “ad esempio” dei 396 in Pediatria, come se fosse del tutto ignoto o ignorato il trend demografico e il fabbisogno conseguente.

Parimenti, la Geriatria non è primaria materia di insegnamento in molte scuole di laurea in scienze infermieristiche e solo un’esigua minoranza dei master di formazione post laurea in Scienze infermieristiche sono dedicati al malato anziano, la stragrande maggioranza essendo destinata al management e all’emergenza e urgenza. Manca del tutto l’idea e, quindi, il ruolo del “care manager”, figura professionale di estrazione infermieristica o riabilitativa capace di eseguire la valutazione multidimensionale, attivare e coordinare gli interventi assistenziali. Non per caso già oggi il sopravvenire della disabilità spesso recide il legame tra famiglia, abitualmente piccola, frammentata ed economicamente instabile, e anziano, relegando quest’ultimo in cosiddette strutture intermedie sociosanitarie negli ultimi mesi o anni di vita.

Accanto alla dimensione sociale, peggiora progressivamente quella sanitaria.

    A fronte di un diritto universale alla salute garantito dalla Costituzione, la cronaca ci mostra anziani gravemente malati che restano in pronti soccorsi per giorni e giorni prima di trovare una qualche sistemazione ospedaliera e, non di rado, dopo avere subito danni anche gravi da tale prima fase di assistenza, ad esempio sviluppo di delirio e infezioni.

Lo stesso accesso alle cure, sia mediche in senso stretto che riabilitative, è spesso problematico, specie nelle regioni con un sistema sanitario meno efficiente e la possibilità di usufruire di diagnostica integrata ambulatoriale e day hospital limitata da norme farraginose, variabili da regione a regione, spesso tali da ostacolare l’accesso di chi più ne avrebbe bisogno. Trovano negazione contemporaneamente i principi di costo/efficacia delle cure, che le regole vorrebbero perseguire, e il rispetto della dignità personale, che qualunque regola dovrebbe garantire.

Sul piano sanitario esistono solide evidenze che un approccio metodologicamente strutturato all’anziano affetto da multi patologie  e disabilità, migliora diversi risultati, dalla qualità di vita al rischio di ricovero in strutture inadeguate fino alla stessa sopravvivenza. Cardine di tale approccio è la valutazione multidimensionale geriatrica, una vera e propria tecnologia dell’assistenza geriatrica che permette di esplorare in modo sistematico i limiti e le necessità del singolo paziente così da programmare razionalmente il relativo piano di assistenza “laddove necessità”  in un polo Ospedaliero Geriatrico.

Questi e altri esempi documentano la disponibilità di strumenti di provata efficacia per migliorare l’assistenza geriatrica, quindi, vanno implementati e tradotti in pratica quotidiana.

A tal fine serve la conoscenza e coscienza del dato, ma anche la disponibilità delle figure professionali necessarie e delle strutture Ospedaliere Geriatriche ESCLUSIVE.

Per concludere, auspichiamo che la Regione Puglia nella ASL di LECCE istituisca e attivi quanto prima un  POLO GERIATRICO.

Confidando in una fattiva realizzazione di quanto segnalato e in attesa di riscontro alla presente, è gradito inviare Distinti Saluti.

 

 Responsabile Dipartimento Contrattazione

f.to Mario RISO

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