Grazie Eugenio per questa goccia di speranza che profuma di legno. La lettera di Paolo Argnani

"Che avrebbe detto il nostro caro amico infermiere? Cosa si sarebbe inventato per coinvolgere i suoi concittadini, colleghi, amici… quante piccole gocce d'acqua avrebbe trasportato verso il mare della speranza?"

Grazie Eugenio per questa goccia di speranza che profuma di legno. La lettera di Paolo Argnani

Caro Alberto, come stai? Come state?
Voi laggiù, nel tacco della nostra amata Italia!
Che aspetto ha, guardato con occhi salentini, questo paese infetto, sorpreso dalla paura, minacciato dallo sconforto e costretto all’obbedienza?
Che avrebbe detto il nostro caro amico infermiere? Cosa si sarebbe inventato per coinvolgere i suoi concittadini, colleghi, amici… quante piccole gocce d’acqua avrebbe trasportato verso il mare della speranza?! Sono momenti in cui ogni parola può sembrare inopportuna, ogni pensiero essere equivocato ed ogni abbraccio infettante. Ah! Come mi mancano la sua empatia, la sua modestia e la sua carità!
Torno a casa dai campi che è già buio, da quella terra che il Presidente ci ha riaffidato, così da mantenere viva la filiera che ci sfama ogni santo giorno. Vedo una luce in officina, mi avvicino ed odo dei rumori in rotazione. Apro il portone, osservo, sorrido… e annuso. Che profumo di legno!
Tre giovanotti con la barba, in pausa dallo studio e dalle serie tv, sono intenti a tornire, levigare e lucidare. Li guardo… e guardo quel che è nato da quei ciocchi rubati alla legnaia… li prendo, li accarezzo… e li annuso. Prufom ad legn (profumo di legno)! Esclamo in dialetto.
Mi mostrano, mi raccontano, mi chiedono consiglio sull’ultima ciotola ed io rispondo, dico la mia… e annuso.
Dov’è la paura del virus, dove sono le obiezioni verso i decreti troppo autoritari e poco autorevoli? Esco e penso… penso ad un mucchio di cose, poi però le prendo, le stringo tutte quante e le appoggio per terra. Guardo in alto, vedo il cielo stellato e provo un attimo di gratitudine.
Ringrazio Dio per quei giovanotti, per i loro desideri, per i loro bisogni, per le loro domande e pure per i loro difetti sempre più simili a quelli del loro babbo… poi guardo una stella più luccicante, verso sud e penso: “Grazie Eugenio per questa goccia di speranza che profuma di legno”.

Paolo Argnani

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